I segreti della Biometano infiammano l’assemblea

12 Ottobre 2019

Incontro a Pescina, il Codice di proprietà industriale impedisce di avere dettagli Ribadito il «no» alla centrale. Gli agricoltori temono per le falde acquifere

PESCINA. Il segreto industriale dietro il quale si trincera la Biometano Energy, la società che intende realizzare un impianto di biogas nel Fucino, è stato il vero protagonista dell’assemblea pubblica tenutasi nel municipio di Pescina. Promossa dai sindaci di Collarmele (Antonio Mostacci), San Benedetto dei Marsi (Quirino D’Orazio), Pescina (Stefano Iulianella) e dal Comitato “Salute, ambiente e territorio”, l’assemblea aveva l’obiettivo di informare la popolazione sulle conseguenze negative che tale impianto avrebbe per il territorio. A dimostrare quanto l’argomento sia sentito sono bastati la partecipazione massiccia, la durata dell’incontro (tre ore) e l’elevato numero delle persone che ha preso la parola. Fin dai primi interventi si è capito che i dubbi e le perplessità sorti su questo impianto sono in qualche modo riconducibili a una norma del Codice di proprietà industriale, in vigore dal 2005, che consente agli imprenditori di ricorrere a uno strumento che possa tutelarli dalla concorrenza: la segretezza. Questo spiegherebbe perché si sa poco o nulla del preliminare di contratto che la Biometano Energy ha stipulato con le aziende che dovrebbero fornire i sottoprodotti agricoli per alimentare l’impianto e delle misure che la società intende adottare, sia in fase di lavorazione sia in quella dello sversamento del digestato, per tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini e non arrecare danni alle coltivazioni con il marchio Igp. Preoccupazioni queste espresse con forza, oltre che da Noris Cerasani, del direttivo del Comitato, dall’imprenditore agricolo Giammarco De Vincentis, che ha paventato anche «il pericolo di inquinamento delle falde acquifere», e dal presidente del Consorzio produttori patate Igp, Mario Nucci. Mentre il sindaco di San Benedetto si è chiesto come faccia «la società ad assicurarsi 113mila quintali di scarti agricoli quando la quantità complessiva in tutto il Fucino ammonta a 92.000 quintali»; quello di Collarmele, nel cui territorio l’impianto dovrebbe sorgere, avendo forse considerato che una volta conosciuti gli atti molte delle criticità rilevate potrebbero venir meno, ha motivato la sua contrarietà alla struttura con gli «effetti psicologici» in un territorio con un’alta concentrazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Per la Regione era presente solo il consigliere Giorgio Fedele (5 Stelle), il quale si è impegnato a riportare le osservazioni emerse in assemblea a Iris Flacco, responsabile unico del procedimento, dal momento che «la politica in questa fase deve starsene da parte, pena un ricorso della società».
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