I sette giorni di angoscia Di Pangrazio: città ferita

31 Gennaio 2021

Allarme scattato domenica scorsa dopo il mancato rientro da un’escursione Il vescovo alle famiglie: abbraccio straordinario da tutta la diocesi dei Marsi

AVEZZANO. Una città sospesa da una settimana, da quando i quattro avezzanesi sono dispersi sul Velino, il monte che domina sulla piana del Fucino. Una città che da giorni scruta in ogni momento le cime imbiancate che tengono prigionieri Valeria Mella, il fidanzato Gianmarco Degni, l’ingegnere Gian Mauro Frabotta e il cugino Tonino Durante, scomparsi domenica scorsa durante un’escursione iniziata al mattino. Mentre lassù sul Velino la macchina dei soccorritori continua a scavare con coraggiosa abnegazione, nel tentativo disperato di trovare gli escursionisti, a valle genitori, parenti e amici restano in angosciante attesa. La stessa che è un po’ quella di tutta Avezzano.
LA SCOMPARSA. I quattro, la coppia di fidanzati unita dai tempi del Liceo scientifico, Valeria Mella, 25 anni, e Gianmarco Degni, di un anno più grande, insieme a Tonino Durante, 56enne, e Gian Mauro Frabotta, 31 anni, sono scomparsi domenica scorsa, quando il padre della ragazza, il maresciallo dei carabinieri Vincenzo Mella, preoccupato per il mancato rientro, ha fatto scattare l’allarme.
SETTIMANA DI RICERCHE. Da allora sono iniziate le ricerche, sempre più affannose, nonostante l’imponente impiego di mezzi sofisticati e il lodevole impegno di uomini e cani; i segnali captati finora nell’inferno di ghiaccio e neve, in alcuni punti dai 9 ai 12 metri di altezza, non hanno ancora portato all’individuazione dei quattro dispersi. I soccorritori, però, così è stato assicurato, non interromperanno le ricerche fino a che non li troveranno. Ciò che aspettano i genitori, trasferiti in pianta stabile nell’ex scuola elementare della frazione di Forme per avere notizie in tempo reale.
QUEI NEGOZI CHIUSI. Serrande abbassate nelle attività delle famiglie, tutte ad Avezzzano. Su quella della coltelleria di Durante, in via Marconi, gli amici del veterano del gruppo hanno lasciato un messaggio di speranza: “Forza Tonino, porta giù i ragazzi e tornate presto a casa. Vi aspettiamo”. A pochi metri dall’attività dello scalatore con la bandana rossa c’è il negozio Degni sport dell’omonima famiglia. L’alimentari Frabotta di Mauro Frabotta, padre dell’ingegnere, è in piazza Cavour.
CHI SONO. Valeria Mella, laurea in fisioterapia all’Università dell’Aquila con 110 e lode, è socia dell’associazione culturale Harmonia Novissima. «Sento davvero il bisogno di tornare in teatro», afferma col sorriso dolcissimo in un recente video-selfie, «oltre che una gran voglia di ascoltare musica dal vivo». Lei è un’appassionatissima di Vasco Rossi. Gianmarco Degni, il fidanzato, amante dello sport e naturalmente della montagna, alcuni anni fa è stato già messo a dura prova dalla vita quando è stato colpito da una grave malattia. Tonino Durante, il più grande del gruppo di quattro escursionisti, proprietario della storica attività artigianale all’angolo tra via Marconi e via XXIV Maggio, 10 anni fa (era il 14 giugno 2010) scampò a un incidente a circa duemila metri di altezza sul monte Camicia, una delle vette più alte del Gran Sasso, che costò la vita all’amico Gabriele Dellapasqua. Gian Mauro Frabotta, dipendente Eni a Milano, tornato in città per l’emergenza Covid (lavora in smart working) quindici mesi fa, ha scalato il monte Imja Tse, (quota 6.189 metri), una delle vette della catena dell’Himalaya portando in vetta il marchio di famiglia, gli alimentari Frabotta, con tanto di omaggio al papà Mauro.
«La gratitudine è un sentimento che mi appartiene», scrisse in un post, «allora volevo ringraziare chi mi sponsorizza da 30 anni: un giorno te lo porterò sul tetto del mondo il tuo prosciutto Pà!». Ultimamente si era appassionato anche al deltaplano. E ama andare anche in bicicletta. Uno sportivo a tutto tondo.
«GRAVE FERITA». Per Gianni Di Pangrazio, sindaco di Avezzano, quella dei quattro escursionisti dispersi, «è una grave ferita per tutta la comunità, oltre che un dolore insostenibile per le quattro famiglie. Continueremo a essere vicini ai familiari dei dispersi e ai soccorritori che, nonostante le condizioni di estrema difficoltà, stanno dando prova di professionalità e competenza. La città intera è vicina alle famiglie».
IL VESCOVO. Monsignor Pietro Santoro è salito più volte nel campo base per «dare conforto umano e spirituale alle famiglie e, nel contempo, per esprimere la gratitudine ai tanti soccorritori. Ho voluto stare un po’ con i familiari e pregare per loro e con loro», dice il vescovo dei Marsi, «per lenire le ferite dei loro cuori in un abbraccio straordinario di tutta la diocesi dei Marsi. In questa tragedia ho sperimentato il grande cuore della gente marsicana. La preghiera è anche un segnale di speranza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA