I soccorritori: sarà lunga non li lasciamo sul Velino

30 Gennaio 2021

Salgono a 300 gli uomini impegnati. Arriva il super sonar dalla Valle d’Aosta

MASSA D’ALBE. Si va avanti, senza tregua (maltempo permettendo), perché «non li lasceremo sul Velino». I soccorritori non si arrendono. «Il nostro obiettivo è trovare i dispersi, non c’è un tempo definito», spiega al tavolo tecnico Daniele Perilli del Soccorso alpino e speleologico d’Abruzzo, «l’operazione non sarà breve e non sarà facile, ma saremo qui fin quando non sarà conclusa. Non lasceremo nulla di intentato e ce la metteremo tutta perché non bisogna dimenticare che ci sono aspetti umani che vanno tutelati».
NEBBIA IN QUOTA. Ieri, al sesto giorno di ricerche, si sale a piedi verso Valle Majelama: il maltempo non ha fermato i soccorritori che hanno percorso dieci chilometri con le ciaspole ai piedi pur di raggiungere la zona dove da giorni si scava a mano nei cumuli di neve ghiacciata in cerca di Tonino Durante, Gian Mauro Frabotta, Gianmarco Degni e Valeria Mella, tutti di Avezzano, dispersi da domenica sul Monte Velino. Ieri al campo base di Forme c’era uno strano silenzio, le pale degli elicotteri sono rimaste ferme per tutta la giornata. La nebbia e il forte vento in quota hanno impedito ai mezzi aerei di alzarsi in volo e portare i soccorritori sulla valanga. Così una cinquantina di uomini è salita a piedi, anche per bonificare la zona circostante. Sono stati ispezionati ancora rifugi e capanni, ma senza trovare tracce dei quattro. Stamattina si riprende, per il settimo giorno.
REPARTI SPECIALI. Intanto, a Massa d’Albe sono arrivate due squadre del Reparto di intervento montano del 7° Reggimento carabinieri del Trentino Alto Adige capitanate dal maggiore Marco Ballan. Dotato di carabinieri rocciatori e sciatori, il gruppo è specializzato per operare in qualsiasi tipo di ambiente impervio e in condizioni difficili come terremoti, alluvioni, frane e valanghe. L’ispettore Paolo Borgonovo dell’unità cinofila della polizia di Stato, invece, annuncia l’arrivo di un secondo cane molecolare dal centro di eccellenza di Moena (Trento).
SONAR DALLA VALLE D’AOSTA. Oggi a Forme è atteso l’arrivo di un ponte sonar dalla Valle d’Aosta. Si tratta di una tecnologia Recco, ovvero un’antenna di grande diametro attaccata a un elicottero che sorvolando quasi a raso sulla zona della valanga, tramite l’emissione di un segnale, è in grado di cercare le tracce dei dispersi. In particolare, la tecnologia consente di rilevare le piastrine metalliche inserite all’interno dell’abbigliamento da montagna o qualunque altro metallo (per esempio le chiavi di un’auto).
GATTO DELLE NEVI. Se le condizioni meteo lo consentiranno, il gatto delle nevi della Monte Magnola impianti di Ovindoli sarà portato in quota oggi stesso per la rimozione meccanica della neve. «Bisogna abbassare il livello della neve per sondare meglio», aggiunge Perilli, «il piano è sondare la neve e quando siamo sicuri che sotto non c’è niente: si sposta lo strato ispezionato e si torna a bucare con le sonde, procedendo sistematicamente in profondità».
Affinché i cani molecolari possano fare bene il loro lavoro è necessario che tutto lo strato di neve sia sondato per l’eventuale fuoriuscita di una molecola da fiutare. Il gatto delle nevi servirà a rimuovere lo strato di neve dove le sonde non sono riuscite a trovare il fondo e si stimano accumuli di 9 metri. Coi suoi 73 quintali di peso, il mezzo apripista sarà trasportato dalla gru del cielo, l’elicottero Erickson a doppia elica. Mentre un secondo velivolo si occuperà della lama montata nella parte anteriore. «Abbiamo un piano preciso e condiviso», spiega l’ispettore dei vigili del fuoco, Enzo Albanese, «se le condizioni del tempo miglioreranno, la rimozione meccanica consentirà una capacità di spostamento della neve maggiorata rispetto alle pale. Ma l’esito dell’intervento dipende dal meteo».
TAVOLO TECNICO. Il vallone in cui si scava è lungo due chilometri e largo 200 metri. Il fronte della valanga è invece grande come 11 campi di calcio. «È stato fatto un grosso lavoro di sinergia in cui tutti continueremo a dare il massimo per cercare di arrivare fino in fondo», prosegue il presidente del Soccorso alpino, «sul campo sono intervenuti tre elicotteri (vigili del fuoco, Aeronautica militare e Guardia di finanza, ndc), circa 300 persone tra soccorritori e base logistica e unità cinofile arrivati da Valle d’Aosta, Trentino, Piemonte, Friuli, Umbria, Marche e Lazio. Oltre alla forza umana abbiamo impiegato tecnologie mai utilizzate in Abruzzo come micro-cariche esplosive per bonificare il sito».
«Un lavoro particolarmente complesso svolto solo parzialmente che non finisce qui», precisa il luogotenente della Finanza, Paolo Passalacqua, «la zona è vasta e la quantità di neve in spessore ingente».
«La cabina di regia sta funzionando bene si procede in un’unica direzione per un obiettivo finale», dichiara Gianmarco Laurencing, comandante del 9° Reggimento Alpini dell’Aquila presente con il battaglione Vicenza che ha offerto supporto logistico e nelle operazioni di ricerca in quota. «L’operazione è in continua riprogrammazione in virtù delle variabili meteo», conclude Mauro Casinghini, responsabile della Protezione civile regionale, «abbiamo anche attivato un servizio di supporto psicologico e ringraziamo i sindaci di Avezzano, Magliano e Massa per il sostegno».
«CI SENTIAMO A CASA». I soccorritori arrivati da tutta Italia hanno ringraziato i marsicani «per l’ospitalità e il calore umano dimostrato, tipico dell’Abruzzo». Un calore che li motiva ancora di più nelle ricerche.