I vessilli della Giostra per l’ultimo saluto allo storico Mattiocco

Cattedrale di Sulmona gremita da autorità e tanti cittadini Don Domenico: «La città non potrà mai dimenticare Ezio»
SULMONA. C’erano tante persone ma anche tante personalità, ieri pomeriggio, a dare l’ultimo saluto ad Ezio Mattiocco, scrittore e storico sulmonese deceduto l’altro giorno a 96 anni. C’erano i sindaci di Sulmona e Castel di Sangro, Gianfranco Di Piero e Angelo Caruso, le due città dove Mattiocco è nato e ha vissuto. Mattiocco aveva ricevuto la cittadinanza onorario da Castel di Sangro e il sigillo di Re Stanislao, massima onorificenza cittadina, lo scorso anno a Sulmona. C’era il presidente del consiglio comunale di Sulmona Cristiano Gerosolimo; c’erano i suoi amici. E c’erano i familiari, la moglie Paola e le figlie, prostrate nel dolore per la perdita del caro papà a cui erano legatissime.
A salutare l’ingresso del feretro nella cattedrale le bandiere della Giostra cavalleresca di Sulmona, il presidente Maurizio Antonini e il presidente onorario Mimmo Taglieri: «Con Mattiocco va via uno dei nostri concittadini più illustri che ha fatto della ricerca storica la passione di una vita, convinto com’era che un popolo ha bisogno di conoscere da dove viene per poter sapere quali strade deve percorrere», ha detto Taglieri.
«Non c’è campo scientifico in cui Mattiocco non abbia riversato il suo infaticabile interesse di ricercatore e storico rigorosi, lasciando alla collettività segni permanenti del suo passaggio», ha ricordato Marta Vittorini, direttrice dell’Archivio di Stato. «La sua scomparsa lascia purtroppo un grande vuoto nel campo della cultura, impossibile da colmare».
Nella sua omelia il parroco di San Panfilo, don Domenico, ha ricordato di aver conosciuto Ezio nei primi giorni in cui è diventato parroco della cattedrale: «Ovviamente mi ha anticipato una delle sue ricerche storiche che stava conducendo, da allora è nata una profonda amicizia cementata dalla fede in Dio ma anche dal desiderio, sempre più forte di Ezio, di entrare attraverso la mia povera persona in un legame sempre più profondo con Gesù. Mi ha preso per mano e insieme a lui per grazia di Dio ho potuto camminare nel profondo del suo cuore e conoscere la nobiltà d’animo di quest’uomo, i tormenti, le speranze e l’amore incondizionato e devoto verso la sua amata Paola. “Senza di lei”, mi diceva, “non avrei fatto nulla”. La pace di Dio è stata per Ezio come una madre che passa la mano sulla fronte del figlio, che lo consola. Sono tante le cose che si sono dette e si diranno e, spero, che la città non dimentichi mai Ezio».(c.l.)
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