Il Cam vince la causa e risparmia 75 milioni

Utilizzo dell’acqua dalle sorgenti, bocciata la richiesta di risarcimento L’avvocato Sucapane: la battaglia giudiziaria finisce qui, ente salvo
AVEZZANO. Il Cam risparmia 75 milioni di euro e vince la lunga diatriba giudiziaria con l'Enel. Dopo una battaglia legale durata 19 anni e che ha visto coinvolto il Consorzio acquedottistico marsicano in ben 9 cause definite con altrettante sentenze, due delle quali delle sezioni unite della Corte di Cassazione, ora il Tribunale superiore delle acque pubbliche, presso la Suprema Corte, ha rigettato definitivamente le richieste di risarcimento dei danni, avanzate dall'Enel nei confronti del Cam. Si tratta di un risarcimento che aveva raggiunto ormai una somma di denaro imponente e che avrebbe potuto definitivamente segnare il tracollo finanziario dell'ente che gestisce le acque nella Marsica. La pretesa dell'Enel era fondata su un illegittimo utilizzo di acqua dalle sorgenti che alimentano tutti gli acquedotti della Marsica. Infatti. l'Enel è titolare della concessione amministrativa statale per lo sfruttamento di queste acque per la produzione di energia elettrica. Invece il Cam, insieme alla Casmez a cui era subentrato e che in passato era stata condannata per gli stessi fatti, paradossalmente non aveva alcuna concessione per il consumo destinato all'uso umano. La vertenza, quindi, potrebbe essere definitivamente chiusa e il pericolo economico per il Cam dovrebbe essere ormai scongiurato. Secondo la difesa del Consorzio acquedottistico, rappresentata dall'avvocato Giorgio Sucapane, «non esistono più chance per l'Enel visto che anche le sezioni unite, davanti a cui l'Enel potrebbe ricorrere, si sono uniformate, nel tempo, alla linea intrapresa dal Cam alla luce delle altre cause vinte dall'ente marsicano». Un'altra battaglia legale conclusasi con un nulla di fatto è quella tra Enel Green Power e Consorzio acquedottistico Marsicano, ma anche il Comune di Castellafiume. Secondo il tribunale, Comuni e consorzi che prelevano acqua da destinare al consumo idropotabile impoverendo la portata dei fiumi non producono alcun danno alle centrali idroelettriche che si trovano a valle e, pertanto, ogni richiesta risarcitoria nei confronti degli stessi Comuni, per ridurre la produzione di energia elettrica, è da ritenersi non motivata. Così neanche il risarcimento richiesto dall’Enel di due milioni di euro è andato in porto.
Pietro Guida
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