Il cardinale Petrocchi «Il Natale chiama a una prova di umiltà»

19 Dicembre 2018

Messaggio natalizio dell’arcivescovo ai fedeli della diocesi «Mai cedere alla tentazione di scagliare giudizi sugli altri»

L’AQUILA. Un invito a essere umili e ad «accogliere il messaggio del Natale e a metterci in cammino, sulle vie impegnative ed entusiasmanti della santità». Il cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi, come ogni anno, ha scritto un messaggio in occasione del Natale rivolto ai fedeli. Al centro della riflessione c’è quindi l’umiltà. «Seguendo l’esempio di Gesù», sottolinea Petrocchi, «anche i credenti sono chiamati a imitare il suo stile, diventando, come Lui, miti e umili di cuore. L’umile che scopre il mistero del Natale si apre all’immenso Amore del Padre celeste, che, in Gesù, lo esorta a diventare figlio nel Figlio e si rivolge a Lui chiamandoLo, affettuosamente: Abbà, Papà. Non ha lo sguardo curvato su se stesso, ma tiene gli occhi fissi sul Signore».
LA FRATERNITÀ. «L’umile», scrive Petrocchi, «vive la fraternità universale, senza cadere nei lacci soffocanti di rapporti escludenti o competitivi (spesso inquinati da invidie e gelosie), mantenendo il cuore allenato ad amare tutti, sempre, nonostante tutto, sopra tutto. È convinto che alla fine la carità ha la meglio e che ogni opera non fondata sull’amore, reca in sé il germe della morte».
NO A GIUDIZI ROVENTI. «L’umile», continua il messaggio «ha il coraggio del “sì,sì/no,no”, ma non cede alla tentazione di scagliare giudizi roventi contro altri. Quando è necessario, ricorre con franchezza alla correzione fraterna, ma con rispetto e nell’esclusivo interesse del prossimo, avendo cura di scegliere il tempo opportuno e il modo adatto. L’umile, poiché ha accolto il perdono dal Signore, ha imparato a perdonarsi: perciò non esita a chiedere perdono e a perdonare con generosità. Non assume mai atteggiamenti di disprezzo, perché ritiene, con sant’Agostino, che non vi sia nessun peccato che ha fatto un uomo che non possa fare un altro uomo, se gli mancasse la protezione di Dio».
TESSITORE. «L’umile», secondo il cardinale «si comporta, perciò, come un instancabile tessitore di fattiva concordia e di rapporti solidali. Adotta la pazienza dei tempi lunghi e aspetta che i frutti maturino nella stagione giusta. Scopre, ogni giorno di più, che pure la sofferenza, portata con il Signore, può trasformarsi in un tesoro: spirituale ed esistenziale».
ESSENZIALE E SOBRIO. «Il credente che vive il Natale», dice l’arcivescovo in un altro passaggio, «punta a essere essenziale e sobrio, essendogli noto che se a qualcuno non basta il poco, non gli gioverà neppure il molto. Cerca di migliorarsi ogni giorno, è pronto ad apprezzare tutti i contributi positivi – da qualunque parte gli arrivino – perché in essi riconosce i riflessi del Signore».
NON BASTA L’ERUDIZIONE. «Se qualcuno imparasse a memoria la Scrittura», ammonisce il cardinale, «senza lasciare nemmeno uno spiraglio alla luce dello Spirito, avrebbe una conoscenza erudita dei testi sacri, senza però comprenderli come Parola di Dio, che dona salvezza a chi la accoglie. Avrebbe una cultura intellettualistica, ma non la sapienza evangelica. Ecco perché, stando alla logica del Regno di Dio, si potrebbe sapere tutto senza capire niente. A questi paradossi rinvia spesso il Vangelo, che ci ammonisce sul rischio di udire senza ascoltare, guardare senza vedere, imparare senza intendere. Proprio l’impatto con le proprie fragilità e gli insuccessi della vita costituiscono il test che svela la vera umiltà. Infatti, chi confida in Dio riconosce, senza anestetici, le proprie insufficienze e ammette i propri errori, ma non cede allo scoraggiamento e non si arrende, rimanendo vittima di se stesso».
LA FALSA UMILTÀ. «Quando entra in campo la falsa umiltà», conclude, «chi si vede bocciato dalla sua storia si mette a redigere l’inventario dei propri fallimenti, si guarda addosso e si autodeplora sconsolato, ma non si apre alla invocazione: perciò non si converte e non si mette, da figlio, nelle mani del Signore». (g.p.)