Il cardinale Petrocchi: «Uniti al dolore di tutti»

«Le 309 stelle rimarranno sempre accese nel cielo spirituale e civile della Città così come brilleranno perennemente nell’anima dei loro cari»
A 11 anni dal terremoto, che ha devastato il nostro territorio, un altro “shock” si abbatte sulla Comunità Aquilana: questa volta si tratta di “onde-d’urto” non sismiche ma “virali”. Il famigerato Covid-19 ha causato i rovinosi “sussulti” sanitari che stiamo soffrendo. Solo quando questo “tsunami” pandemico, che si è drammaticamente abbattuto sulle nostre abitudini, entrerà nella fase di riflusso, potremo capire l’entità e l’ampiezza dei danni che ha provocato. Infatti, alcuni effetti-percepiti delle calamità sociali sono “successivi” all’evento: come l’ematoma su un corpo non compare subito, ma dopo un po’ di tempo dal colpo subìto. Anche le “risorse nascoste”, quelle custodite nei depositi profondi (personali e collettivi) e necessarie per affrontare le fasi di emergenza, si attivano nella misura in cui si prende coscienza-collettiva del disastro.
LA BATTAGLIA. La battaglia contro il coronavirus può essere combattuta e vinta solo serrando le fila e mantenendo lo schieramento compatto della Comunità: civile ed ecclesiale. Il rispetto severo delle norme decretate esige una disciplina condivisa, animata dall’amore e orientata verso una speranza che non sarà delusa. In questi casi non è sufficiente l’impegno di una “minoranza attiva” (per quanto ampia); non basta neppure che siano in “tanti” a mobilitarsi; occorre che “tutti” rispondano a questa “chiamata generale” e ciascuno faccia generosamente la propria parte. Bisogna mettere in campo una solidarietà intera, cioè a 360°: attenta a rilevare e soccorrere le nuove “urgenze” suscitate dalla condizione emergenziale. Compito, questo, che investe le Istituzioni, ma diventa anche “impresa” di popolo.
GLI AQUILANI. Sui volti e nei gesti della Gente aquilana ricompaiono la stessa dignità indomita e la fierezza operosa dimostrate nei giorni del sisma. Il cuore della comunità non deve perdere colpi o subire fibrillazioni disadattanti, ma, con ancora più vigore, deve pulsare flussi di coraggio, di “cittadinanza etica” e di tenace fiducia. Ancora una volta siamo tenuti a vincere la sfida contro un destino avverso. Pure in questi tornanti faticosi della nostra storia troveremo la perseveranza creativa per andare avanti e costruire un futuro ricco di prospettive promettenti. La calma razionale e composta deve tradursi in partecipazione intelligente e fattiva.
UNDICI ANNI FA. La commemorazione dell’anniversario del terremoto, in questo periodo è avvolto da un velo di tristezza aggiunta. Tuttavia, l’allerta da coronavirus non riuscirà ad ammutolire la memoria del rovinoso sisma del 2009: la Città affiderà la sua voce ai 309 rintocchi di campana che, nella notte, ricorderanno le vittime del terremoto. Questi suoni, mesti e solenni, intendono abbracciare con la loro eco anche il dolore di tutte le famiglie che hanno perso i loro cari, spesso in circostanze strazianti, a causa del micidiale contagio. Vediamo quello che non c’è (la piazza vuota), ma dobbiamo difenderci dal rischio di non-vedere quello che c’è (la presenza morale e affettiva dell’intera comunità). Le 309 stelle (che rievochiamo) rimarranno sempre accese nel cielo spirituale e civile della Città, così come brilleranno perennemente nell’anima dei loro cari. Nella notte di questo anniversario si accenderanno anche lampade e lumi per commemorare i morti da Covid-19: così, alle luci del “firmamento” aquilano si aggiungono altri “bagliori”, simbolo di un’appartenenza destinata ad ardere per sempre. Siamo chiamati, personalmente e insieme, a comprendere la “lezione” che la storia, magistra vitae, ci sta dando. Gli insegnamenti, impressi sui tragici eventi di questo tempo, vanno letti attraverso “lenti” interpretative culturali e scientifiche, ma anche alla luce della fede. Certamente emerge con vigore un richiamo all’essenziale, e l’energica spinta a distinguere saggiamente ciò che conta (e rimane!) rispetto a ciò che è effimero (e passa!).
LA PASQUA. Come credenti abbiamo la certezza che ogni sofferenza, abitata dalla Pasqua di Gesù, viene riscattata e resa fonte di salvezza. Per questo il “terreno” umano dove è stato sparso un grande dolore, se vivificato con l’acqua del Vangelo, fruttifica in sovrabbondante risurrezione. Un grazie convinto e commosso va a tutti coloro che si prodigano per respingere gli attacchi insidiosi del coronavirus. Il monumento al loro eroismo, prima che venga costruito sulle piazze, è già stato edificato nel cuore della gente. Chiedo alla Madonna (alla quale il 13 ottobre 2018 ho consacrato la Diocesi e la Città) e ai santi Patroni, che, con la loro intercessione, difendano il nostro territorio dagli attacchi del male e ci aiutino ad essere un popolo che – dopo aver attraversato una dura prova – avanza migliorato nella sua “identità” e più unito di prima per adempiere il compito che gli è stato affidato.
*cardinale arcivescovo
dell’Aquila
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