il caso»protesta degli assegnatari

L’AQUILA. «Una mazzata». Non esitano a definire così le maxi-bollette in arrivo per il conguaglio del gas non pagato negli alloggi del Progetto Case a cavallo tra il 2013 e il 2014. Sono alcuni delle...
L’AQUILA. «Una mazzata». Non esitano a definire così le maxi-bollette in arrivo per il conguaglio del gas non pagato negli alloggi del Progetto Case a cavallo tra il 2013 e il 2014. Sono alcuni delle migliaia di utenti che, dopo aver ingaggiato una battaglia legale persa sul calcolo degli importi dovuti, stanno ricevendo a domicilio le richieste di pagamento da parte del Comune. Devono versare importi che oscillano, secondo loro, da un minimo di circa 1.500 euro fino a tremila o quattromila euro, per estinguere il debito rimasto in sospeso negli ultimi otto anni.
Gli assegnatari degli alloggi, però, non intendono riaprire la questione del criterio con cui sono state determinate le cifre da pagare, argomento questo che è stato oggetto di un giudizio in sede civile nel quale i ricorrenti hanno visto respinte le loro contestazioni, quanto invece le modalità di riscossione indicate nelle richieste trovate nelle cassette delle lettere. I pagamenti, infatti, vengono sollecitati entro il 31 agosto in un’unica soluzione. Per i più tartassati, in sostanza, si tratta di versare anche quattromila euro in un colpo solo. Per questo gli assegnatari parlano di «mazzata» e chiedono quanto meno una rateizzazione con importi ragionevoli. «Se non viene concessa la ripartizione dei versamenti», affermano, «molti di noi dovranno sborsare cifre anche esorbitanti, in un periodo che tra l’altro coincide con il pagamento delle tasse e segue tutte le difficoltà dovute all’emergenza Covid».
L’amministrazione, secondo loro, avrebbe la possibilità di suddividere in rate gli importi richiesti perché ha adottato questo sistema già nel 2014, con l’invio di bollettini con datazione a cadenza mensile, prima che fosse intentata la causa civile. Gli utenti contestarono in tribunale il sistema di calcolo delle somme basato sui metri quadri occupati e non, come sarebbe stato più equo a loro dire, con riferimento ai consumi effettivi di gas. Il giudice, però, ritenne corretto il conteggio degli importi, respingendo le istanze degli assegnatari degli alloggi. Esclusa la soluzione di proseguire il giudizio in appello, che avrebbe comportato spese ancora più consistenti, i cittadini interessati si sono ritrovati sulla testa la spada di Damocle delle maxi-bollette da pagare. La questione è rimasta ulteriormente in sospeso fino a quando il Comune non ha inviato i solleciti per recuperare, almeno in parte, le somme. Un affare da circa 20 milioni.
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