Il ciclista Tirabassi travolto da un’auto

Si riaccendono i riflettori sulla difficile convivenza tra bici e macchine: «Sono miracolato, ma ci trattano come birilli»
AVEZZANO. Il ciclista marsicano Antonello Tirabassi è rimasto ferito dopo essere stato travolto da un’auto. Incidente che ripropone il tema della difficile convivenza tra gli appassionati delle due ruote e gli automobilisti. È stato lo stesso Tirabassi a divulgare la notizia dell’incidente avvenuto dieci giorni fa lungo la Panoramica, all’altezza dell’incrocio per l’ospedale. Alla guida dell’utilitaria che lo ha centrato in pieno c’era una donna del posto che si è fermata a prestare soccorso.
Erano le 7.30 e Tirabassi pedalava verso Avezzano quando l’auto, svoltando, lo ha travolto. «Quando me la sono vista di fronte», racconta l’atleta di Celano, «ho tolto le mani dal manubrio per proteggermi, ma sono atterrato sul parabrezza dell’auto».
Al pronto soccorso dell’ospedale, dove è arrivato autonomamente, gli hanno riscontrato contusioni e distorsioni guaribili in 15 giorni. Mentre la bici, del valore di 9mila euro, è andata distrutta. Professionista nel 2003 per mezza stagione, oggi, a 38 anni, gareggia con successo tra gli amatori vantando vittorie nel Giro d’Italia Gran Fondo, nel campionato italiano Fci, oltre a importanti podi. Il giorno dell’incidente Tirabassi si stava allenando per correre la prossima Maratona delle Dolomiti. «Mi sono rimesso in sella, ma sono ancora molto spaventato e provato per l’accaduto», ha aggiunto, «nonostante tutto mi ritengo miracolato, per questo sono andato in chiesa a ringraziare il Signore per essere ancora vivo. In strada siamo considerati come birilli, persone distratte da telefonini e vita frenetica ci piombano addosso o ci strisciano non considerando che basterebbe un piccolo movimento per finire sotto le loro auto. Non possiamo allenarci sulle piste ciclabili, ma per evitare spiacevoli incidenti basterebbe che tutti, ciclisti e automobilisti, rispettassero il codice della strada. Non si può rischiare la vita per coltivare una passione e tutto ciò sta diventando un grande problema». (cr.az.)
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