«Il Comune intervenga sui cantieri bloccati»

19 Gennaio 2016

Tella (Consorzio L’Aquila 2009) propone il commissariamento nei casi più gravi «Potrebbe essere l’occasione per far lavorare i nostri artigiani in coop e consorzi»

L’AQUILA. Il caso dei dodici cantieri bloccati dalla ditta veneta Sertech raccontato dal Centro ha aperto uno squarcio su una questione che riguarda centinaia di cittadini in attesa di rientrare nelle proprie abitazioni. Dopo il richiamo del Comune, attraverso l’assessore Pietro Di Stefano, che inchioda presidenti di consorzio, amministratori di condominio, imprese e cittadini alle loro responsabilità, spuntano proposte operative.

CRISI DI LIQUIDITÀ. Paolo Tella, presidente del Consorzio Etico L’Aquila 2009 e consigliere Cna, ritiene che «pensare di “studiare percorsi amministrativi per evitare di pagare le penali che si sono accumulate sui tempi di consegna” è un invito a disattendere le norme che potrebbe creare un precedente con contenziosi e ricorsi in tanti altri casi analoghi, è un assurdo che si configura contrario al comportamento di tutte le imprese che lavorano rispettando i tempi con aggravio di costi finanziari e organizzativi. Così come trovare una sola impresa capace di risolvere le difficoltà sarebbe un atto lesivo del sano diritto di concorrenza tra imprese».

LA SECONDA IMPRESA. «Il primo aspetto», sottolinea Tella, «riguarda le gare svolte per l’aggiudicazione dei lavori con la procedura prevista prima dalla Legge Barca e poi ribadita dalla normativa successiva, e il risultato è una graduatoria di imprese. Ora è legittimo pensare che, nel caso di impossibilità per l’impresa aggiudicataria, si debba consultare prioritariamente la seconda impresa classificata e, in caso di rifiuto, via via le altre. Solo nel caso di rifiuto di tutte le imprese classificate si dovrà ripetere la gara, senza scorciatoie e senza privilegiarne alcuna con la sola giustificazione che sta già lavorando all’Aquila con buoni risultati. Ci sono imprese che lavorano bene e che non hanno avuto nessuna difficoltà a chiudere i cantieri in tempo, anche se ne hanno molti da gestire contemporaneamente».

IL NODO DELLE PENALI. «Il secondo aspetto», sottolinea il consigliere della Cna, «riguarda le penali da pagare per il ritardo dei lavori: si tratta anche in questo caso di norme chiare che non dovrebbero essere evitate solo per pochi a danno di tanti. Finire un cantiere rispettando i tempi richiede organizzazione e costi. Se tutte le imprese potessero evitare di rispettare i tempi per “crisi di liquidità” la stessa mancanza di liquidità andrebbe a gravare sulle risorse pubbliche a causa dei ritardi nel rientro dei proprietari. Nelle candidature presentate per le gare private è richiesto il rilascio di polizze fidejussorie a garanzia dell’esecuzione dei lavori: si escutano le polizze per pagare le penali e per pagare i danni procurati per inadempienza dall’appaltatore».

LA SCELTA DELLE IMPRESE. «Terzo e ultimo aspetto», prosegue Tella, «riguarda la responsabilità che gli stessi proprietari si assumono scegliendo un’impresa invece di un’altra. Chi firma un contratto deve farlo consapevolmente e i contratti sono sottoscritti da appaltatore e committente. Il committente (i proprietari) deve verificare il possesso dei requisiti minimi prima di affidare il cantiere. Inoltre la cessione dei contratti è vietata come il trasferimento dei rami d’azienda. Com’è stato possibile passare da Consta a Palomar e infine a Sertech? Poi, altro aspetto, è la definizione “crisi di liquidità”. Che significa? Fallimento? Concordato? Ogni impresa potrebbe redigere una “dichiarazione di crisi di liquidità” e, così, potrebbe essere sostenuta dagli enti preposti alla ricostruzione evitando di pagare le penali e non terminare i lavori, ciò senza conseguenze. Allora potremmo farlo in tanti casi: iniziamo un lavoro, facciamo le lavorazioni più convenienti (demolizione in subappalto) poi dichiariamo di avere una crisi di liquidità e vendiamo il contratto ad altri facendo margini senza lavorare. Sarebbe il caos. L’intervento auspicabile del Comune, anche tramite l’Ufficio speciale, è verificare se tutte le procedure per gli affidamenti sono regolari: verifica dei requisiti, cessione dei contratti, acquisizione di polizze e garanzie. Se è vero che la gestione è privata, i soldi sono pubblici. Non servono leggi e decreti, è sufficiente che qualcuno controlli le delibere dei condomìni e i contratti di appalto prima di autorizzare l’inizio dei lavori. È da tempo che chiediamo al Comune di attivare una procedura interna per verificare, oltre agli aspetti tecnici, anche le procedure amministrative connesse con la verifica dei verbali di assemblee che assegnano i lavori e liquidano milioni di soldi pubblici».

LA PROPOSTA. «Perché», suggerisce Tella, «non redistribuire i lavori ottenendo anche l’effetto di distribuire il rischio che succeda la stessa cosa già vista in altri casi? Perché non cogliere l’occasione per far lavorare i nostri artigiani organizzati in coop o consorzi? Ciò è possibile riaprendo le procedure di affidamento solo in quei casi in cui non ci sono imprese in graduatoria disposte a riprendere i lavori. Nei casi più complessi il Comune dovrebbe commissariare il condominio o l’aggregato e gestirlo con un bando con evidenza pubblica valutando con particolare attenzione i requisiti della nuova impresa appaltatrice. Con le norme attuali, senza altre leggi».

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