Il Consiglio di Stato dà ragione al Comune Stop definitivo al Cas

Nel progetto Case chi usufruiva dell’autonoma sistemazione Contributi non dovuti, recuperato un milione e mezzo di euro
L’AQUILA. Il Consiglio di Stato ha messo la parola fine alla vicenda del Cas, il contributo di autonoma sistemazione, erogato subito dopo il sisma e sospeso dal Comune lo scorso aprile. I ricorsi di alcuni cittadini, che ritenevano ingiusta la revoca del contributo, era già stato respinto dal Tar. Ora è arrivata anche la sentenza del Consiglio di Stato, che ha rigettato l’appello. Dunque, è pienamente legittima la decisione dell’amministrazione comunale di eliminare il sostegno finanziario, concesso agli sfollati che, nel 2009, avevano scelto di non accettare un alloggio provvisorio. Dopo sei anni, anche su input del governo, che ha ristretto i cordoni della borsa, la forma assistenziale è stata cancellata, insieme ai fitti concordati e al fondo immobiliare: per evitare disparità di trattamento, a chi prima beneficiava del Cas è stato offerto uno degli alloggi del progetto Case, che a mano a mano si stanno liberando. Tra le 1.086 persone che fino ad aprile ancora percepivano il contributo, per un totale di 500 nuclei familiari, c’è stato chi ha però deciso di rivolgersi alla magistratura, chiedendo l’annullamento della delibera comunale datata 31 marzo 2015.
«La sentenza del Consiglio di Stato conferma l’ordinanza in primo grado del Tar», spiega l’assessore all’Assistenza alla popolazione Fabio Pelini, «e ci dà ragione sull’uso razionale e oculato della risorse pubbliche che abbiamo sempre perseguito. La scelta di cancellare il contributo di autonoma sistemazione ha coniugato diritti e doveri: chi ha perso il Cas, ha perso solo l’assistenza onerosa, ma ha mantenuto il diritto a essere assistito, sotto una forma diversa».
Tra gli oltre 1000 cittadini cui è stato revocato il contributo, circa il 30% ha rinunciato all’alloggio provvisorio, scegliendo di non usufruire più di alcun sostegno. Per tutti gli altri, si sono aperte le porte del progetto Case.
«Abbiamo cercato di venire incontro alle diverse esigenze», aggiunge Pelini, «soprattutto in merito alla localizzazione desiderata, tra le 19 new town. C’è chi ha ottenuto subito l’appartamento e chi ha aspettato un po’, magari per trasferirsi nel quartiere più richiesto, come San’Antonio. Voglio ricordare», sottolinea l’assessore, «che il diritto all’alloggio provvisorio è sempre esigibile. Se qualcuno, tra chi ha rifiutato, dovesse cambiare idea, può chiederlo, purché persistano i requisiti».
Grazie alle verifiche e agli accertamenti messi in campo, che stanno continuando, il Comune è poi riuscito a recuperare un milione e mezzo di contributi che erano stati percepiti indebitamente.
«Fino a quando è stato gestito dalla Gse», afferma Pelini, «il Cas veniva erogato con facilità e senza troppi controlli. Noi invece siamo riusciti a recuperare una media di 100mila euro al mese, stanando i furbetti, ma anche sollecitando la restituzione a coloro che avevano mantenuto il Cas in buona fede». L’assessore conclude con una riflessione: «È noto che i ricorsi sono stati inoltrati da chi aveva percepito il contributo più a lungo, dato che le revoche sono partite dai Cas più onerosi, a scendere. Il Consiglio di Stato ha quindi anche ribadito un principio fondante della Costituzione: tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge».
Romana Scopano
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