Il contagio può avvenire per via orale e con il consumo di alimenti contaminati

16 Novembre 2016

Con il termine salmonella (scoperta dal batteriologo inglese Salmon) si designa un genere di batteri a cui appartengono anche gli agenti causali di tifo e paratifo. Si distinguono in numerosi tipi....

Con il termine salmonella (scoperta dal batteriologo inglese Salmon) si designa un genere di batteri a cui appartengono anche gli agenti causali di tifo e paratifo. Si distinguono in numerosi tipi. Tutte le salmonelle conosciute possono attaccare l’organismo dell’uomo ma anche degli animali. Il contagio può avvenire per contatto diretto con i vari portatori; per il consumo di bevande o cibi contaminati (carne, uova e derivati, latte e derivati, acqua e verdure); per mezzo di oggetti, mosche o altri insetti. Come per il tifo, anche per le salmonelle, la porta d’ingresso dell’infezione è la via orale. La sintomatologia più frequente è rappresentata da manifestazioni gastroaddominali, nausea e vomito. Talvolta si ha diarrea con scariche acquose e disidratazione. Pur rivestendo generalmente carattere di minore gravità nei confronti del tifo, esse possono presentare, talvolta, quadri clinici simili a quelli del tifo. Negli adulti le forme gastroenteriche hanno generalmente una prognosi buona e sono imputabili all’ingestione di elementi contaminati. La diagnosi di certezza si può fare solo agli esami di laboratorio e in particolare con l’isolamento della salmonella responsabile. Nelle forme gastroenteriche la sua ricerca avviene nelle feci. Nella terapia delle salmonellosi è fondamentalmente una dieta idrica o prevalentemente liquida, eventualmente accompagnata da fleboclisi o ipodermoclisi nelle forme gastroenteriche. Negli alimenti, nell’acqua, nelle feci e nel terreno esse possono sopravvivere anche per più di un mese; sono però uccise dal calore anche a temperatura relativamente bassa. Nella maggior parte dei casi, l’infezione da salmonella si presenta in forma lieve e si risolve da sola nel giro di pochi giorni. L’ospedalizzazione e l’uso di antibiotici sono indicati solo nei casi gravi (con sintomi extraintestinali), nei neonati al di sotto dei 3 mesi di età e in soggetti con malattie cronico-degenerative.