Il cuore di una Avezzano sparita testimone di un passato glorioso

31 Ottobre 2023

di GIOVANBATTISTA PITONI *Piazza San Bartolomeo era chiamata anticamente Piazza del Pantano perché nei tempi remoti, evidentemente, c’era uno dei numerosi acquitrini (pantani) di cui Avezzano era...

di GIOVANBATTISTA PITONI *
Piazza San Bartolomeo era chiamata anticamente Piazza del Pantano perché nei tempi remoti, evidentemente, c’era uno dei numerosi acquitrini (pantani) di cui Avezzano era ricchissima. Altri sostengono, però, come il nome derivi dal fatto che, nei secoli trascorsi, spesso il Fucino inondava parte dell’abitato fino a raggiungere il luogo ove si ergeva il tempio: nello spazio antistante le acque ristagnavano, poiché non avevano possibilità di fluire a valle e, di conseguenza, formavano una piccola palude.
La piazza era così denominata anche perché situata davanti la chiesa omonima, da molti ritenuta erroneamente cattedrale, sorta su un antico tempio pagano: l’edificio sacro era a tre navate ed aveva, lateralmente, il campanile, la base del quale ancora oggi è ben visibile. L’interno conteneva, oltre al maggiore, ben undici altari minori arricchiti da dipinti. Nella parte retrostante c’era la sacrestia, la casa della compagnia di San Rocco, l’oratorio e la casa della Compagnia del Santissimo Sacramento. Adiacente anche un piccolo cimitero ove, fino all’editto napoleonico di Saint-Cloud, venivano inumate le salme di notabili avezzanesi.
Uscendo dalla chiesa, sulla destra, dapprima la sede delle suore Trinitarie (la Congregazione fu fondata da Maria Teresa Cucchiari alla quale il cardinale Marcantonio Colonna affidò l’incarico di educare e istruire la gioventù femminile del luogo), poi al piano terra del Palazzo Marimpietri (che era anche sede della Sottoprefettura e aveva ospitato, per ben due volte, il Re di Napoli Ferdinando II di Borbone) era situata una delle tre farmacie avezzanesi, quella di don Fedele De Bernardinis.
Piazza San Bartolomeo, l’agorà avezzanese, era considerata - insieme alla contigua Piazza Umberto I - una specie di passerella serale per i tipi d’ogni specie: la coppia di fidanzati guardati a vista dagli arcigni genitori, la signora appartenente alla borghesia terriera pronta ad esibire il suo ultimo vestito nuovo, gli spasimanti che consumavano scarpe nel monotono andirivieni nella segreta speranza di essere notati dalla ragazza agognata, il sensale o mediatore (con calze rosse e calzoni alla zuava) nell’attesa dei clienti.
La parte antistante la Chiesa era delimitata da colonnine in pietra, due delle quali sono ancora visibili, sulle quali i ragazzi si divertivano con il popolare gioco detto “Zómba la quàjia”.
La piazza era circondata da una serie di superbi palazzi tra i quali quello del Rebecchino, sede di un circolo ricreativo dei benestanti della città: avanti, spesso, veniva eretto un palco ove si esibiva la famosa banda musicale del maestro Emidio Castrucci. Si notavano, poi, altri notevoli edifici dei notabili della città: Ferrini-Marimpietri, Marrama, Mascioli, Raynaldi.
Nel 2001, su idea del dott. Luigi Marino e con la collaborazione dell’architetto Maurizia Mastroddi, il sindaco Mario Spallone rompe ogni indugio, chiude al traffico via Mattei e iniziano i lavori per riportare alla luce la chiesa e la piazza l’antistante. Per motivi economici i lavori si arrestano per oltre un decennio ma nel 2015, in occasione del centenario del terremoto, l’istituzione centenario del terremoto della Marsica (presidente Giovanbattista Pitoni, vice presidente Sandro Tuzi, direttore Sergio Natalia), con l’imprescindibile avallo dell’amministrazione municipale (sindaco Gianni Di Pangrazio), con la collaborazione della Soprintendenza ai beni archeologici e con un contributo economico di Gianni Letta, iniziano nuovamente gli scavi per riportare alla luce le vestigia di ciò che fu la Chiesa Collegiata: ostacoli d’ordine burocratico e finanziario impediscono poi nuovamente la prosecuzione e l’ultimazione dei lavori.
Durante gli scavi sono state rinvenute vestigia romane dell’alto e basso Medioevo e numerose antiche tombe nell’ambito delle quali si cercano i resti di Madre Maria Teresa Cucchiari, la fondatrice delle suore della Santissima Trinità: alcune ossa, sottoposte ad accurato esame di laboratori scientifici napoletani, inducono a sostenere, con notevole attendibilità, siano appartenenti alla Serva di Dio: l’urna contenenti tali spoglie si trova in una cappella della vicina chiesa di San Giovanni.
Dopo oltre un lustro, l’ammministrazione comunale decide di riprendere i lavori per la definitiva sistemazione della piazza, condizione indispensabile anche per la prosecuzione degli scavi. Il progetto è dell’architetto Luca Piccirillo.
La lodevole iniziativa del Comune di Avezzano di portare a termine il rifacimento di quel poco che rimane della città scomparsa quel tragico mattino del 13 gennaio 1915, non può ora che rallegrare la cittadinanza.
In occasione del centenario del terremoto, la Zecca dello Stato ha coniato una moneta d’argento raffigurante nel fronte la chiesa di San Bartolomeo demolita e, nel retro, la piazza Risorgimento dominata dalla chiesa Cattedrale, simboli della rinata città.
Anche Poste Italiane ha emesso un francobollo commemorativo, della serie tematica “Il senso civico, dedicato allo spirito di coesione nazionale nelle emergenze”, anch’esso raffigurante la chiesa demolita dal disastro tellurico.
* Storico