Il dirigente e quella gestione affaristica

Le accuse a Mazzone: indagini dopo l’esposto del collega che non si è piegato ed è stato demansionato e denigrato
BALSORANO. Mazzone assunto in Comune per garantire una gestione affaristica degli appalti pubblici: è quanto emerge dalla tesi accusatoria nell’inchiesta che ha coinvolto il Comune di Balsorano e che vede sotto accusa il dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Balsorano, Pietro Mazzone, 58enne che si trova ai domiciliari, e il sindaco Mauro Tordone, indagato insieme a Gino Capoccitti (60), consigliere di maggioranza in carica ed ex vicesindaco, Rocco Tullio Servio (44), ex assessore, Silvana Caringi (30), imprenditrice nel settore funerario, Alessandro Gismondi (36), rappresentante legale della stessa ditta, Alessandra Magnarini (53), geometra, Aquilino Tantangelo (48), ingegnere, tutti con divieto di dimora in paese, e l’assessore comunale in carica Francesco Valentini (58). Il procedimento prende forma dopo le rivelazioni di un altro dipendente comunale, Luigi Enrico Tuzi, che ha presentato in Procura, a dicembre del 2012, un esposto contro la propria estromissione, definita illegittima, dalla guida dell’Ufficio tecnico del Comune, incarico poi ricoperto da Mazzone. Infatti, dopo la reintegra di Tuzi, con provvedimento della Corte dei conti, l’ufficio era stato sdoppiato in due distinti servizi, quello Urbanistica affidato al dipendente rientrato in servizio, e quello Lavori pubblici guidato da Mazzone.
Secondo il gip Tuzi era stato più volte denigrato e demansionato rispetto al ruolo che gli spettava quale dipendente di ruolo. Proprio l’arrestato, però, come si evince dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Francesca Proietti, «era un dipendente non di ruolo, assunto con contratto a termine».
Secondo l’accusa, l’esposto di Tuzi ha evidenziato come la «temporaneità dell’incarico al professionista esterno perdurasse ininterrottamente dal 1998». Per il gip «le anomalie denunciate da Tuzi inducono a ritenere che l’assunzione del Mazzone fosse finalizzata a garantire la trattazione affaristica a scopi privati degli appalti pubblici locali».
Nella veste di responsabile unico del procedimento del settore Lavori pubblici, Mazzone ha potuto «manipolare la scelta dei tecnici esterni a cui affidare l’incarico di progettazione, limitando il compenso entro la soglia dei 40mila euro per l’incarico sulla nuova scuola a Tatangelo, che ha un rapporto di parentela con il sindaco, la scelta del contraente per le opere di manutenzione delle lampade votive al cimitero, la progettazione predisposta dall’architetto Magnarini poi nominata direttore dei lavori». Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dal pm Roberto Savelli, Mazzone anche dopo l’avvio dell’inchiesta, ha portato avanti i suoi intenti. Secondo il gip, pur consapevole dell'indagine in corso, ha continuato a delinquere.
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