Il dossier del 2006 è sparito nel nulla

7 Ottobre 2016

Fu realizzato da Collabora Engineering e costò 5 milioni di euro, venivano indicati più di 100 edifici pubblici a forte rischio

L’AQUILA. La storia degli allarmi inascoltati non si limita al 1999 (anno del rapporto Barberi sugli edifici a rischio e della conferenza stampa di due esponenti di An che parlarono di dati preoccupanti relativi alla accelerazione sismica che poteva avere effetti devastanti, in caso di terremoto, nel centro storico dell’Aquila). Nel 2002 una forte scossa fece crollare la scuola di San Giuliano di Puglia nel Molise dove persero la vita decine di bambini e una loro maestra. L’allora governo Berlusconi sull’onda emotiva di quella tragedia chiese alle Regioni uno studio sulla vulnerabilità sismica degli edifici pubblici.

In Abruzzo lo studio fu affidato alla società Collabora Engineering (che era nata da poco grazie a Provincia, Regione e Finmeccanica e che esiste ancora oggi ma con il nome di Abruzzo Engineering). Solo nel 2006 la macchina si mise in moto. Le verifiche furono effettuate da un esercito di tecnici (una sessantina almeno) e lo studio costò circa 5 milioni di euro. Che cosa diceva quello studio? Cose non molto diverse dal rapporto Barberi. Nella sostanza veniva fuori che in caso di una forte scossa tutti i principali edifici pubblici dell’Aquila sarebbero stati danneggiati o addirittura sarebbero crollati. Fra loro la prefettura (che nell’emergenza doveva essere il cuore dei soccorsi) e la Casa dello Studente che il sei aprile del 2009 divenne il simbolo della catastrofe aquilana. In una recente intervista l’avvocato Simona Giannangeli ha ricordato che nello studio di Collabora si indicavano persino le cifre necessarie per mettere in sicurezza gli edifici. Alla Casa dello studente sarebbe servito, nel 2006, un milione e mezzo di euro. In tre anni quell’intervento si poteva fare senza problemi. Invece alle 3,32 di quella maledetta notte la vita di otto ragazzi fu sacrificata al totem dell’indifferenza con la complicità di un’intera città: dai politici che pensavano solo a mantenere le poltroncine, ai tecnici che dovevano controllare e non l’hanno fatto, agli enti che dovevano intervenire e hanno dormito sonni tranquilli fino ai giornalisti (a partire da chi scrive) che hanno riempito per anni le pagine locali con i problemi del traffico, della metro fantasma, delle baruffe di palazzo Margherita, dei destini di questo o quel sindaco, di progetti utopici da realizzare in una città fatta di burro, di inchieste sui ladri di polli e chi più ne ha più ne metta. Ma, la cosa più inquietante (e su questo l’avvocato Giannangeli continua a dare battaglia) è che lo studio di Collabora (costato, ripetiamo, 5 milioni di euro) è sparito. Non si trova. Se ne conoscono solo alcune schede recuperate fortunosamente, ma del rapporto completo non si ha traccia. Del dossier Collabora parlò per primo il collega del Centro Lorenzo Colantonio che pochi giorni dopo il terremoto del 2009 scrisse che già il sette aprile era scomparso dal sito internet della Regione. Il collega riuscì a visionarlo in maniera un po’ rocambolesca e analizzando alcune schede venne fuori che tutto quello che era accaduto a causa della scossa di magnitudo 6.3 il dossier Collabora lo aveva ampiamente previsto.

«Nell'elenco oscurato si legge chiaramente che l'immobile di via XX Settembre presentava criticità strutturali del cemento armato» scriveva Colantonio. Si parlava anche di Palazzo Carli (dove c’era l’ufficio del rettore dell’Università). Anch'esso catalogato con gravi «criticità strutturali». Chi ha visto la scheda del Convitto nazionale la definisce «agghiacciante» quasi fosse stata stilata post sisma. La domanda oggi è: qualcuno è in possesso del dossier nella sua forma integrale? E perché è stato fatto sparire. A chi fa ancora paura?

4/ continua