Il finanziere-politico inguaiato dalla microspia

Due episodi contestati ad Alfonsi, il suo nome in un dialogo tra i coniugi Aratari I colleghi delle Fiamme gialle avevano chiesto un aiuto per le indagini
AVEZZANO. Sono due gli episodi contestati dagli inquirenti e che hanno messo nei guai il finanziere Gianluca Alfonsi, anche consigliere della Provincia dell’Aquila ed esponente di Forza Italia, indagato per il reato di violazione del segreto d’ufficio e sottoposto a una misura cautelare dell’obbligo di firma su disposizione del tribunale di Avezzano. Provvedimento arrivato nell’ambito dell’inchiesta sui presunti falsi certificati medici che hanno portato all’arresto, tra gli altri, dello psichiatra Angelo Gallese. Si tratta di due intercettazioni, in una delle quali è stato chiamato in causa da altri due indagati e quindi nominato durante una conversazione. In particolare, stavano dialogando Arnaldo Aratari, ex professore di educazione fisica e patron di un centro di riabilitazione che si trova a Lecce nei Marsi, e la moglie Tiziana Mascitelli. Nella conversazione veniva fatto il nome di «Gianluca», l’uomo che secondo l’accusa ha avvisato Aratari delle indagini e, più in particolare, delle intercettazioni in corso. Al riguardo, il difensore del luogotenente della Guardia di finanza, l’avvocato Cesidio Di Salvatore, ha sottolineato che il suo assistito «in questa occasione non è stato intercettato direttamente ma soltanto nominato da altri due interlocutori».
L’altra intercettazione che mette nei guai il finanziere, sempre per l’accusa, è quella registrata da una cimice piazzata all’interno dell’auto di Aratari. L’ex insegnante infatti, passando con la macchina nella piazza di Gioia dei Marsi, paese di residenza di entrambi, avrebbe incontrato Alfonsi. Aratari avrebbe abbassato il finestrino della vettura e il finanziere avrebbe riferito delle indagini in corso nei suoi confronti. Nella primavera del 2017 i militari della Guardia di finanza di Avezzano, venuti a conoscenza del fatto che Alfonsi fosse compaesano di Aratari, avevano avvicinato il collega finanziere con lo scopo di acquisire ulteriori elementi di prova a carico di Aratari e chiedendogli informalmente, in quanto ufficiale di polizia giudiziaria, di fornire informazioni utili riguardo agli appoggi politici che potevano avere permesso ad Aratari di ottenere le autorizzazioni di cui era in possesso per la gestione della clinica.
Alfonsi, secondo quanto riportato dall’ordinanza, si era dimostrato disponibile a collaborare avvicinando l’indagato, «ma non aveva mai fornito alcuna notizia in merito». Nella conversazione con la moglie, invece, parlando di Alfonsi, Aratari affermava: «Ha detto che va lui là, alla cosa, ha uno che glielo dice... e vede i periodi che... Ma questo è nato tutto dalla cosa che hanno fatto qua... poi lo hanno inserito sul coso di papà...». In un’altra conversazione, Aratari aveva chiesto ad Alfonsi: «Senti un po’... ma ti sei informato a vedere se questo sta ancora sotto...». Alfonsi rispondeva: «Secondo me no, ma martedì ti faccio sapere». Secondo l’accusa, inoltre, dopo la conversazione con Alfonsi, Aratari aveva iniziato a utilizzare una seconda utenza telefonica «che in precedenza non era mai stata monitorata in quanto scarsamente utilizzata».
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