Il fotografo-artista Grillo «Centro storico deserto»

L’AQUILA. «L’amore per L’Aquila c’è ed è forte, ma la vita oggi si svolge altrove, in periferia. È un dato di fatto inconfutabile. Questa città, inoltre, continua a non avere una visione collettiva...
L’AQUILA. «L’amore per L’Aquila c’è ed è forte, ma la vita oggi si svolge altrove, in periferia. È un dato di fatto inconfutabile. Questa città, inoltre, continua a non avere una visione collettiva di rinascita: si va avanti con posizioni individualistiche che non producono nulla di buono».
È amareggiato Roberto Grillo, noto fotografo aquilano, fino a qualche tempo fa presidente dell’associazione L’Aquila centro storico. Tre anni fa ha deciso di riaprire il suo negozio lungo corso Vittorio Emanuele, proprio di fronte a via Verdi, mosso da entusiasmo e voglia di rinascita. Ma dopo oltre mille giorni passati a fare i conti con una ripresa che tarda a manifestarsi, Grillo si dice demoralizzato. «Per il momento non mollerò», spiega, «ma in tre anni mi aspettavo ben altro: la fruizione del centro, il ritorno degli attrattori pubblici, una spinta propulsiva maggiore. Una ripresa sociale, insomma. Tutto questo non c’è stato. Colpa di tutti e di nessuno», ammette. «La vita degli aquilani si è spostata in periferia e questa non vuol essere una critica, ma una constatazione. Durante la settimana il centro storico è vuoto, non circola nessuno, cominciano a diminuire anche gli operai. Del resto non ci sono uffici e scuole, è rientrata solo qualche banca, mancano i parcheggi e i canoni degli affitti, per noi commercianti, cominciano ad alzarsi. Che dire? Sono deluso: la situazione è complessa e pesante per tutti. Sto cercando di capire quale può essere il mio futuro: mi piacerebbe allestire uno spazio più grande, dato che la mia attività di commerciale non ha quasi più nulla, e orientarmi verso la fotografia espositiva e l’arte». Le critiche non mancano: «Non voglio andare via dal centro, almeno non adesso, ma in questi anni si è pensato solo alla ricostruzione privata e non a quella sociale. L’Aquila», conclude, «continua a essere deficitaria di una visione di crescita complessiva».

