Il fronte del no al metanodotto mette in cantiere nuove proteste

Il sindaco Di Piero: incontri con forze politiche e sociali per analizzare la situazione e valutare il da farsi Ambientalisti contro Marsilio: «Anziché opporsi ha steso un tappeto rosso davanti a Draghi e Cingolani»
SULMONA. C’è incredulità a Sulmona per la decisione del Consiglio dei ministri di dire sì alla realizzazione del metanodotto Snam Sulmona-Foligno. Il governo Draghi mercoledì sera, su proposta di Roberto Cingolani, ministro per la Transizione ecologica, ha dato il via libera all’infrastruttura che dovrebbe essere pronta per il 2027. La scelta di premere l’acceleratore sull’iter per creare il metanodotto, e quindi la centrale di compressione di Case Pente a Sulmona, è stata dettata dall’emergenza gas scatenata dal conflitto bellico in corso tra l’Ucraina e la Russia. Proprio la decisione di Putin di chiudere i rubinetti del gas ha portato il governo ad affrontare la questione nel Consiglio dei ministri, e a dare il via libera alla realizzazione del metanodotto che, invece di portare il gas da Nord a Sud, lo porterà da Sud a Nord attraverso la linea adriatica.
«Ribadisco tutte le motivazioni già espresse nei mesi scorsi», commenta il primo cittadino di Sulmona, Gianfranco Di Piero, «a mio avviso non mi sembra un’opera necessaria per rimediare all’emergenza del gas perché entrerà in azione, secondo quanto riferito nelle ultime settimane, nel 2027 proprio a distanza di qualche anno dal 2030 data in cui, secondo l’accordo di Parigi, dovrebbe iniziare la riduzione della dipendenza da gas fossili». Di Piero, che ieri sera ha convocato a Palazzo San Francesco la maggioranza per iniziare a confrontarsi su quanto deciso dal governo, ha espresso «amarezza per questa notizia che passa sopra alle legittime perplessità che noi avevamo espresso soprattutto per quanto riguarda la realizzazione della centrale. Adesso ci troviamo davanti al fatto compiuto e ne prendiamo atto con dispiacere. Rifletteremo in sede locale, con le forze politiche e sociali, per analizzare la situazione e valutare il da farsi».
Anche i comitati cittadini per l’ambiente e il coordinamento “No hub del gas” hanno ribadito tutta la loro contrarietà a quanto deciso dal governo centrale. «L’approvazione del metanodotto Sulmona-Foligno è un atto di inqualificabile vigliaccheria compiuto in spregio dei più elementari princìpi democratici e delle ragioni del territorio», evidenziano gli ambientalisti. «Gentiloni fece la stessa cosa con la centrale di compressione. Ma il governo Draghi lo ha superato dando il via libera dopo che i cittadini hanno votato per scegliere il nuovo parlamento e a pochi giorni dall’insediamento del nuovo governo. Che urgenza c’era di approvare un’opera di questa rilevanza e che dovrebbe entrare in esercizio nel 2027?».
I rappresentanti dei comitati cittadini per l’ambiente e del coordinamento “No hub del gas” si scagliano poi contro il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, il quale, a loro avviso, «anziché opporsi a un’opera del tutto inutile e devastante, come hanno ribadito i sindaci abruzzesi del Sulmona-Foligno in un documento inviato in agosto al governo, ha steso un tappeto rosso davanti a Draghi e a Cingolani. La presidenza del consiglio dice che il provvedimento è stato preso “per superare il diniego espresso in conferenza dei servizi dalle Regioni Abruzzo e Umbria”. Si tratta evidentemente delle negazioni dell’intesa espresse, rispettivamente nel 2015 e nel 2017, dalle allora giunte regionali. Ciò rende ancora più odioso e inaccettabile», aggiunge il comitato che si oppone al metanodotto e alla centrale, «un provvedimento che schiaccia la volontà di due Regioni che rappresentano la stragrande maggioranza del territorio attraversato dal metanodotto».

