Il Fucino alla ricerca di braccianti Appello ai giovani disoccupati

L’Ente che raggruppa associazioni agricole e sindacati lancia l’allarme: «Mancano 3.500 addetti» Rischiano di saltare i raccolti di maggio. Ecco cosa fare per candidarsi, paghe da 1.200 euro al mese
AVEZZANO. Al lavoro nei campi del Fucino, per evitare che l’emergenza da coronavirus affossi un comparto strategico dell’economia della Marsica e dell’Abruzzo, formato da migliaia di aziende piccole, medie e grandi, nate e cresciute grazie al sudore e l’impegno delle vecchie generazioni, a corto di manodopera. Mancano 3.500 lavoratori, mentre il blocco agli ingressi degli stagionali extracomunitari rischia di far saltare la stagione dei primi raccolti, in agenda a inizio maggio. Con effetti pesanti, non soltanto sulle aziende: la carenza di lavoratori, infatti, avrà un impatto sul raccolto, lasciando gli scaffali della distribuzione degli ortaggi in scala nazionale a secco. Il Fimiav, l’Ente bilaterale agricolo della provincia costituito dalle organizzazioni dei datori di lavoro (Confagricoltura, Coldiretti, Cia) e sindacati dei lavoratori agricoli (Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil) lancia un accorato appello, in particolare ai giovani e ai disoccupati, affinché prendano la via dei campi del Fucino.
CARENZA FORZA LAVORO. «Le imprese agricole, per effetto dei blocchi alle frontiere degli operai agricoli stagionali», afferma il segretario dell’Ente, Stefano Fabrizi, che lancia un appello ai disoccupati marsicani, «hanno bisogno di manodopera su cui fare affidamento per programmare le attività stagionali. Per i giovani e non soltanto, costituisce un’occasione di lavoro, anche per fare un’esperienza e sostenere, in questa drammatica situazione, il settore primario della nostra terra, che si trova ad affrontare le enormi difficoltà dovute alla pandemia del Covid 19».
A CHI RIVOLGERSI. Per far incontrare domanda e offerta, l’Ente è pronto a fare da tramite tra le aziende e gli interessati a lavorare nel settore agricolo attraverso la mail fimiav@fimiav.it. Per reperire la manodopera carente, il presidente di Confagricoltura, Fabrizio Lobene, lancia un appello al governo affinché “spinga” i percettori del Rei e del reddito di cittadinanza verso il lavoro in agricoltura. «Il tempo sta scadendo», spiega Lobene, «occorre una risposta immediata del governo per poter utilizzare chi usufruisce dei sussidi pubblici in agricoltura con un salario aggiuntivo. Un’altra misura utile sarebbe una reintroduzione dei voucher».
FATTORE TEMPO. Per evitare che l’emergenza sanitaria faccia sentire pesanti effetti sulla produzione, e quindi sulla distribuzione degli ortaggi, occorrono «provvedimenti immediati. La stagione dei primi raccolti parte a inizio maggio», aggiunge il presidente di Confagricoltura, «se entro una decina di giorni non si profila una svolta per reperire i lavoratori che mancano non si potrà effettuare la raccolta e quindi gli scaffali dei supermercati resteranno vuoti».
SALARIO. Ma quando guadagna un operaio a Fucino? «Il contratto siglato su scala provinciale, che è migliorativo rispetto al nazionale», dichiara Lobene, «stabilisce regole di ingaggio, impegno di lavoro e tutele: un operaio stagionale addetto alla raccolta, che lavora 26 giorni al mese, guadagna mediamente 1.200 euro netti, mentre i più professionalizzati arrivano a superare i 2.000. Lavorano tra i 6 e i 9 mesi all’anno e nel periodo di fermo usufruiscono degli ammortizzatori sociali. Tra un paio di mesi l’Italia si fermerà, con tante persone senza lavoro, il comparto agricolo, rappresenta un’opportunità in vista delle sfide che saremo chiamati ad affrontare per tamponare una crisi economica devastante».
PROROGA PERMESSI. Per sopperire alla mancanza di manodopera nel comparto agricolo il decreto Cura Italia ha aperto la porta all’arrivo nei campi, a titolo gratuito, dei parenti degli agricoltori fino al sesto grado, mentre il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, ha disposto la proroga dei permessi di soggiorno in scadenza agli stagionali. Nel Fucino, comunque, mancano 3.500 lavoratori.
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