Il generale della Finanza: «Vigiliamo sui fondi Pnrr»

14 Dicembre 2022

Il comandante interregionale Buratti indica le priorità nella nostra regione: «Attenzione sugli appalti e lotta alla contraffazione per tutelare il made in Italy»

L’AQUILA. Vigilare sui fondi del Pnrr e della ricostruzione, contrastare il caporalato, tutelare il made in Italy: sono i canali prioritari sui quali si muove l’azione della Guardia di finanza in Abruzzo. A un mese dall’insediamento, il generale di corpo d’armata Bruno Buratti, comandante interregionale dell’Italia centrale (Abruzzo, Lazio, Umbria e Sardegna), ha visitato la caserma Tito Giorgi dell’Aquila, sede del comando regionale. Ricevuto dal comandante regionale Gianluigi D’Alfonso, alla fine c’è stato l’incontro con le autorità locali, tra cui l’arcivescovo Giuseppe Petrocchi, la presidente di Corte d’appello Fabrizia Francabandera, i presidenti della Regione Marco Marsilio e della Provincia Angelo Caruso, il prefetto Cinzia Torraco e il sindaco Pierluigi Biondi. La visita è stata l’occasione per fare il punto sull’attività della Finanza in Abruzzo.
Generale Buratti, quali sono le vostre attività prioritarie di controllo in Abruzzo?
«Considerate le ingenti risorse in arrivo col Pnrr, un’attenzione primaria sarà rivolta ai fenomeni fraudolenti quali l’aggiudicazione di appalti, beni e servizi, l’esecuzione regolare delle opere e le infiltrazioni di organizzazioni criminali nelle procedure. Un lavoro che svolgiamo grazie anche agli appositi protocolli d’intesa con autorità preposte ed enti territoriali coinvolti».
Risorse notevoli sono già arrivate all’Aquila e altri Comuni del cratere per la ricostruzione: è un settore che ha impegnato, e impegna, particolarmente il corpo?
«Quando c’è l’afflusso di grandi capitali la prima preoccupazione è sempre quella delle infiltrazioni di organizzazioni criminali. L’attenzione qui è sempre stata elevata. Soprattutto all’inizio della ricostruzione, quando è stato fatto un lavoro molto forte, con tavoli istituzionali e cabine di regia. Col tempo c’è stato quello che possiamo definire un “assestamento” e pertanto le attività di controllo risultano più gestibili ed efficaci anche perché sono stati superati alcuni problemi organizzativi».
Due giorni fa l’ultimo sequestro di merce contraffatta in Abruzzo: un altro campo seguito con attenzione particolare?
«I controlli per tutelare il “made in Italy” saranno intensificati. È un settore al quale, tra l’altro, la Finanza ha voluto dedicare il calendario storico del 2023. Gli illeciti in questo caso ledono direttamente un ramo che rappresenta un punto di forza della produzione italiana. L’attività di contrasto consiste soprattutto nel ricostruire la filiera di distribuzione e produzione di prodotti contraffatti. C’è poi un fenomeno che si verifica con sempre maggiore frequenza, quello delle imprese cosiddette “apri e chiudi”: attività che dopo breve cessano, cambiano veste, si dedicano a condotte illecite. È un fenomeno strettamente legato anche al commercio abusivo di prodotti insicuri, poi venduti all’acquirente ignaro. Tradotto con un esempio: l’automobilista che fa meno incidenti paga meno di assicurazione, quindi si potrebbe ipotizzare, ad esempio, di concedere una sorta di “patente di affidabilità fiscale” a chi gestisce regolarmente la stessa attività da anni, magari per eredità familiare, rispetto a chi apre e chiude in continuazione».
Nel Fucino seguiamo spesso interventi contro il caporalato: quanto è cambiato negli anni?
«È un fenomeno più diffuso di quanto si immagina, che coinvolge una fascia particolarmente debole. Si rileva la tendenza del passaggio da soggetti nazionali a stranieri delle stesse etnie delle vittime. In questo modo il caporalato parte a monte, già con il sequestro dei documenti di identità dei clandestini, che poi devono pagare il debito con il lavoro una volta in Italia. Arrivano già sottomessi. A volte addirittura ex lavoratori “saliti di livello” gestiscono il caporalato. C’è maggiore difficoltà di penetrazione, anche a causa dell’accentuazione di fenomeni omertosi legati a rapporti nazionali. Ma di contro è aumentata la capacità di far fronte a queste difficoltà».
Che peculiarità si riscontra nel lavoro delle Fiamme gialle in Abruzzo in questo periodo?
«Questa regione è connotata da una geografia particolare: conta un terzo forse degli abitanti dell’area metropolitana di Roma, ma ha tante piccole realtà che sono microcosmi. C’è un tessuto economico fatto di imprese piccole e medie, sulle quali la crisi ha un effetto più impattante, perché meno strutturate e più condizionabili dalle “mareggiate”: possiamo paragonarle a barchette che affrontano con maggiori difficoltà una tempesta. Allo stesso tempo è un territorio sul quale arrivano molti fondi: il problema principale è la gestione dei contributi pubblici, oggi del Pnrr in particolare, sul quale c’è attenzione massima».
C’è un grande dibattito su uso del Pos e soglia del contante: la sua idea al riguardo?
«Indubbiamente nell’evasione fiscale lo strumento privilegiato è il contante. Ma è discutibile sostenere una relazione matematica tra uso del contante ed evasione. Non demonizzerei l’uso del contante. Forse viene data enfasi eccessiva a questo dibattito. Credo sia più un problema culturale, il futuro va verso la moneta elettronica, al di là delle soglie consentite in sé: quanto si possa favorire questa transizione dipende probabilmente dalle commissioni bancarie degli esercenti».
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