«Il Genio civile paralizza la ricostruzione»

Sisma. Appello di Federico, coordinatore dell’area 6: sbloccare subito le 400 pratiche ferme da anni
L’AQUILA. «Sbloccare l’ufficio del Genio civile dell’Aquila e ridare slancio alla ricostruzione post-sisma».
È questo l’appello del sindaco di Navelli e coordinatore dei Comuni dell’area omogenea 6, Paolo Federico, al presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, al sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi; a Paolo Esposito, titolare Ufficio speciale per la ricostruzione; e al dirigente del Genio civile, Carlo Giovani. «Dai dati in nostro possesso», afferma Federico, «risulta che sono oltre 400 le pratiche che attendono di essere esaminate. Di queste un centinaio sono state assegnate a professionisti esterni, mentre altre 80 sono state affidate ad altri uffici del genio Civile. Ricordo», aggiunge Federico, «che questo passaggio di pratiche non è affatto giustificabile in quanto, con apposito Regolamento n. 3/2016, è stato introdotto il deposito sismico, che prevede la sola verifica della completezza della documentazione, senza entrare nel merito dei contenuti tecnico-amministrativi della singola pratica. La politica», conclude Federico, «deve fare la sua parte, per questo chiediamo un rapido intervento per sbloccare l’ufficio del Genio civile e ridare slancio alla ricostruzione e soprattutto, consentire alle persone, che attendono da 9 anni, di rientrare nelle proprie case». Un dramma che sta gravando sugli animi delle persone colpite del terremoto che risiedono anche nell’area omogenea 6, composta dai paesi di Caporciano, Carapelle Calvisio, Castelvecchio Calvisio, Navelli, Prata d’Ansidonia, San Pio delle Camere, San Benedetto in Perillis e Collepietro. Sul Bura del 13 gennaio 2017 è stato pubblicato il nuovo regolamento 3/2016, con il quale è stato definito il procedimento per il rilascio dell’Autorizzazione.
Ma l’esame delle pratiche è diventato complesso e macchinoso, secondo l’ingegnere Sergio De Paulis, ex assessore comunale. «Individuare procedure più snelle e permettere a tecnici e uffici di operare con maggiore tranquillità. Queste norme gravano di troppa responsabilità qualcuno. Sarebbe il caso, quando si fanno le norme, di consultare chi opera in maniera diretta», dice De Paulis. «Doveva esserci un canale preferenziale per L’Aquila. Inoltre, la Regione ha pagato il portale telematico. ma non erano attrezzati né per ricevere, né per esaminare. Ed è entrato in vigore due anni dopo».
«E poi», conclude De Paulis, «a chi può interessare, a Pescara o Chieti, accelerare le pratiche dell’Aquila? Molti progetti sono anche rimasti bloccati perché, a cantiere aperto, se occorre una variante, il progetto viene riesaminato come se fosse ex novo».
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