Il giallo dell’omicidio-suicidio: le indagini trasferite all’Aquila

5 Novembre 2022

A occuparsi della morte dei coniugi Marrama avvenuta nel giugno 2020 sarà la Procura generale Da Sulmona era stata chiesta l’archiviazione, alla quale si sono opposti i figli dei due coniugi

CORFINIO. Non sarà archiviato il caso della morte dei coniugi Enrico Marrama e Maria Pia Reale, deceduti nel giugno del 2020: lei per mano del marito, e lui poco dopo in ospedale a causa delle ferite che si era provocato nel tentativo di suicidarsi. Sarà la Procura generale della Repubblica presso la Corte d’appello dell’Aquila a occuparsi del dramma che, due anni e mezzo fa, ha sconvolto il piccolo centro della Valle Peligna. Il procuratore Alessandro Mancini ha infatti firmato il documento, indirizzato a procuratore e gip del tribunale di Sulmona, che nega la richiesta di archiviazione del procedimento, e trasferisce alla Procura generale le indagini.
IL GIORNO DEL DRAMMA
È una domenica mattina quando Corfinio, un migliaio di abitanti al confine con la provincia di Pescara, viene sconvolta dalla tragedia della famiglia Marrama. Enrico, 70 anni, uccide la moglie Maria Pia, un anno più giovane, colpendola ripetutamente alla testa con un tagliere da cucina. È il figlio ad allertare i soccorsi, dopo essere entrato in casa e aver visto il padre con un coltello nell’addome, arma con la quale in un primo momento si pensa che abbia ucciso la moglie. Il 70enne, trasportato all’ospedale di Sulmona muore nel pomeriggio dello stesso giorno, il 28 giugno.
UNA SITUAZIONE DIFFICILE
L’omicidio-suicidio si consuma in via Popedio, dove la coppia si è trasferita temporaneamente insieme al figlio per consentire dei lavori nella casa nella piazza del paese. Entrambi sono in pensione: lui è stato carrellista alla Lafarge Gessi, lei a lungo la maestra del paese. Stanno attraversando un periodo poco felice, perché Enrico Marrama si sta facendo trascinare nel baratro del gioco. La ludopatia è spesso oggetto di liti e di alterchi in casa, sia con la moglie sia con i due figli. Inoltre, quando si consuma il dramma, il 70enne è da poco stato dimesso dall’ospedale dell’Aquila, dove era stato ricoverato in seguito a un tentativo di suicidio.
IL RICOVERO E LE DIMISSIONI
È questo probabilmente il nodo attorno al quale ruota tutta la vicenda. Enrico Marrama soffre infatti di crisi depressive. Appena un mese prima dell’omicidio-suicidio tenta di togliersi la vita. Si allontana da casa e viene ritrovato, privo di sensi, sotto il ponte dell’A25 di Corfinio. Nel cruscotto dell’auto ci sono alcune scatole di farmaci vuote. Di qui il ricovero nel reparto di Psichiatria all’Aquila, da dove viene dimesso il 24 giugno, sembrerebbe anche in seguito all’insistenza con cui la moglie chiede di far tornare il marito in paese, a casa con lei.
LE INDAGINI
Gli ultimi dubbi su quanto avviene in casa Marrama sono fugati dalle autopsie: lui l’assale d’impeto e lei cerca senza esito di difendersi, dopodiché il 70enne prima tenta di tagliarsi le vene, e quindi si conficca un coltello nell’addome. Sul caso indaga la procura di Sulmona, che conclude le indagini nel giugno scorso con la richiesta di archiviazione: sia, ovviamente, per il reato di omicidio estinto per la morte dell’autore, sia per eventuale responsabilità di terzi. All’archiviazione si oppongono i figli Pasquale Luigi e Rachelina Marrama, rappresentati dagli avvocati Gianni Falconi e Giuseppina Di Massimo.
Opposizione accolta dal tribunale alla quale, caso abbastanza raro, si unisce l’avocazione del procedimento contro ignoti. Che andrà quindi avanti per accertare l’eventuale responsabilità di terzi: verosimilmente, una delle ipotesi potrebbe essere che Enrico Marrama, in virtù della crisi depressiva e del tentativo di suicidio, non avrebbe dovuto lasciare l’ospedale.
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