Un sit-in davanti alla caserma della Gdf nel giorno dell’addio ad Aurora

Il collettivo Fuorigenere manifesta con un corteo a piazza d’Armi, sede del comando regionale. Gli attivisti sfilano dietro allo striscione: «Basta omertà. Non è un caso isolato, è violenza di Stato»
L’AQUILA. “GdF, basta omertà, non è un caso isolato, è violenza di Stato” e, in basso, la firma del collettivo Fuorigenere. Un centinaio di ragazzi si sono ritrovati ieri pomeriggio a Piazza Italia, nei pressi della caserma della Guardia di Finanza, a piazza d’Armi, per protestare contro quelle che i ragazzi hanno definito «violenza di Stato», ovvero «le vessazioni, umiliazioni e gravi condizioni in cui si trovano gli allievi dell’altra caserma aquilana dalla GdF, la scuola ispettori e sovrintendenti di Coppito. Proprio in questa scuola, un’allieva di 22 anni, Aurora Valenti, è morta cadendo dal terzo piano di una delle palazzine della struttura. Una morte che ha sconvolto l’intera cittadinanza aquilana, da anni affezionata alla scuola della Finanza, e gli stessi appartenenti alla struttura di addestramento. Proprio ieri ad Alcamo, in Sicilia, si sono svolti i funerali della giovanissima allieva maresciallo. Sulla sua morte aleggia l’ombra del suicidio, ma quello della giovane non è però l’unico caso che ha coinvolto la scuola delle finanza, lo ricordano Ilaria Rosa ed Elena D’Ascenzo, portavoce del collettivo Fuorigenere.
«È di due anni fa l’accusa per stupro e lesioni aggravate nei confronti di un capitano della Guardia di Finanza, denunciato da un’allieva della Scuola Sottufficiali dell’Aquila», spiegano. «Altri tre istruttori furono indagati per maltrattamenti e per aver creato un gruppo WhatsApp in cui condividevano foto e commenti sulle allieve». E se le circostanze della tragedia della giovanissima allieva siciliana «devono ancora essere accertate» è stato detto nel corso del sit-in, «da anni emergono denunce di vessazioni, umiliazioni e gravi condizioni di stress psicologico». «Il collettivo Fuorigenere», ricorda Ilaria Rosa, «è nato nel 2013 proprio dopo un episodio di violenza nei confronti di una studentessa aquilana da parte di un militare che partecipava all’operazione Strade sicure».
Tornando al tragico episodio di qualche giorno fa, i manifestanti hanno ricordato anche l’intervento della senatrice Ilaria Cucchi, che già «nell’aprile 2025 aveva presentato un’interrogazione parlamentare dopo aver ricevuto numerose segnalazioni dal Sindacato Finanzieri Democratici in cui si parlava di vessazioni fisiche e psicologiche, privazione del sonno, docce fredde, limitazioni nell’accesso all’acqua e nell’igiene personale, l’obbligo imposto alle allieve di continuare a marciare durante il ciclo mestruale senza poter andare in bagno». «Interrogazioni», ricordano le giovani attiviste, «rimaste senza risposta».
Nel mirino dei manifestanti non c’è pero soltanto la scuola della Finanza, ma anche «tutti i luoghi della militarizzazione, che rappresentano una delle massime espressioni del dominio patriarcale e sono quindi luoghi di sopraffazione, violenza e abuso di potere. Non sono spazi neutri né semplici luoghi di formazione, ma scuole di disciplina, obbedienza e repressione». E mentre la senatrice Cucchi era arrivata a chiedere, in un’intervista televisiva, «la chiusura della scuola della Finanza di Coppito», i manifestanti di ieri sono andati oltre. Nel mirino i sistemi di istruzione militare che, a detta dei manifestanti, «non devono essere riformati perché non funzionano “male”, ma perché funzionano esattamente come sono stati progettati, riprodurre rapporti di dominio e alimentare un ciclo di violenza». Al termine del sit-in di piazza Italia, i manifestanti hanno imboccato via Paolucci e hanno sfilato davanti alla caserma della Finanza di piazza d’Armi.
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