Il Mammut resta l’attrazione simbolo

Tornerà a essere visitato tutti i giorni. Numeri da record durante le aperture straordinarie
L’AQUILA. È forse il reperto più identitario di quelli del Museo nazionale d’Abruzzo: il Mammuthus Meridionalis, per tutti gli aquilani più semplicemente il Mammut.
Lo scheletro, che nei mesi scorsi ha fatto registrare numeri da record in occasione delle aperture straordinarie, tornerà a essere visitabile tutti i giorni, una volta che il Munda tornerà tra le possenti mura del forte spagnolo. Che adesso è chiuso al pubblico per lavori in corso.
IN SALVO DOPO IL SISMA
Il mammut è stato messo in salvo in seguito al terremoto ed esposto per un breve periodo nel 2015, prima delle esposizioni dei mesi scorsi. In tutte le occasioni sono stati moltissimi gli aquilani, e non solo, che hanno visitato il prezioso reperto, che ha subito un accurato e importante intervento di restauro, finanziato dalla donazione di 600mila euro della Guardia di finanza.
ESEMPLARE STRAORDINARIO
Conservato dal 1958 nel bastione Est del forte spagnolo, è uno fra gli esemplari più completi rinvenuti in Europa. Databile al Pleistocene inferiore, lo scheletro è in buono stato di fossilizzazione e appartiene a un esemplare di maschio adulto alto 4 metri al garrese e lungo 6,50 metri dalla punta della zanna all'estremità della coda, del peso di oltre dieci tonnellate: la zanna destra, l’unica originaria (la sinistra, probabilmente, l’ha persa durante un combattimento, procurandosi una profondissima ferita), ha il peso complessivo di 100 chili.
IL RESTAURO
Alla fine degli anni ’80 si rese indispensabile un intervento di restauro, che iniziò nel 1987 e si concluse a giugno del 1991. Lo scheletro non venne più toccato fino al 2009. In seguito al terremoto ha subìto un accurato e importante intervento di restauro. Lo scheletro è stato studiato, analizzato, smontato, restaurato in quasi due anni di lavoro, osso per osso.
L’ALLESTIMENTO
Rispetto al passato, i visitatori potranno godere anche di un nuovo allestimento della sala che ospita l’imponente fossile, ora accompagnato da un corredo didattico e informativo agile, destinato a tutti, che racconta nei dettagli la ricchezza del territorio 1.300.000 anni fa. Il Munda ha commissionato a Benoit Clarys una illustrazione del Mammut che lo “fotografa” ancora in vita e con entrambe le zanne. A completare l’habitat sono esposti, grazie al prestito della Soprintendenza di Chieti e Pescara, zanne e molari di una mammut femmina di circa 30 anni, ritrovati a Campo di Pile e a Pagliare di Sassa, un tempo bacini lacustri con ricche acque e alvei fluviali, oltre a resti di rinoceronte, ippopotamo antico, megacero, di circa 700.000 anni fa.

