Il manager Asl dà la caccia agli imboscati

27 Settembre 2016

Personale assunto nei reparti e finito dietro le scrivanie. Tordera alla Cgil: «Rimuoveremo queste sacche di inefficienza»

AVEZZANO. Il caso fa rumore ed è deflagrato con potenza in tutte le strutture sanitarie dell’Asl. Negli ospedali provinciali, a cominciare da quello di Avezzano, c’è del personale imboscato, assunto con specifiche mansioni per lavorare nei reparti e finito a fare tutt’altro dietro scrivanie dove lo stress è decisamente minore. Il caso dei cosiddetti imboscati è stato sollevato dalla Cgil, sindacato non proprio benevolo nei confronti dei vertici aziendali. Eppure stavolta proprio questo sindacato ha fornito un assist all’Asl. Che fine ha fatto l’indagine sugli imboscati? Quanti sono e dove sono?

Il manager Rinaldo Tordera fornisce una prima risposta all’allarme della Cgil e sostiene che «l’accertamento di eventuali posizioni improprie servirà a rimuovere sacche di inefficienza e a recuperare, laddove possibile, preziosa forza lavoro per i reparti che ne hanno bisogno, nell’ottica del miglioramento delle prestazioni a favore dei pazienti».

Un’ammissione in piena regola dell’esistenza di imboscati. Per i quali si preannunciano tempi difficili.

«Da alcuni mesi», riprende Tordera, «stiamo vagliando, all’interno di tutta l’azienda, le situazioni del personale fuori posto, sanitario e non, per valutarne le singole posizioni in base alle prescrizioni mediche o deroghe di diritto. Nel giugno scorso, poco dopo il mio insediamento al vertice dell’Asl, in tutta l’azienda ho avviato una puntuale ricognizione per valutare la posizione di coloro che, in virtù di attestazioni mediche o di ragioni previste da specifiche norme, svolgono lavori diversi da quelli della professione sanitaria di appartenenza. Per questa ricognizione servono tempo e accuratezza proprio perché è necessario verificare in modo scrupoloso se le deroghe, giustificate da motivi di salute o da esenzioni di legge, hanno il giusto fondamento in certificazioni sanitarie o motivazioni giuridiche. Sulla base di ciò che emergerà, se necessario, verranno adottati conseguenti provvedimenti correttivi. L’accertamento di eventuali posizioni improprie servirà a rimuovere sacche di inefficienza».

L’indagine riguarda gli ospedali di Avezzano, L’Aquila, Sulmona, Castel di Sangro e le strutture sanitarie di Pescina e Tagliacozzo. Riguarda gli infermieri, ma non solo.

Secondo la Cgil l’attuale situazione «non è garante né per i lavoratori né per i pazienti. Nel primo caso il rischio è che non vengano rispettate, secondo i sindacati, le regole contrattuali e normative stabilite dalla legge. Nel secondo c’è il rischio di non poter garantire la continuità nell’erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni».

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