Il marocchino Lafsahi sepolto a Gioia dei Marsi

Il Comune ha fatto tumulare la salma col rito musulmano. Il fratello e Gamal: L’Aquila deve adeguarsi
L’AQUILA. È stato seppellito nel cimitero di Gioia dei Marsi Abdelhak Lafsahi, l'uomo di origini marocchine di 45 anni trovato senza vita il giorno di Pasquetta nella sua abitazione di Pagliare di Sassa, in cui viveva da solo. La tumulazione è avvenuta ieri pomeriggio, alla presenza della madre e della sorella. Si è conclusa così una vicenda che ha aperto il dibattito sulla mancanza, nel cimitero dell’Aquila, di un’area riservata alla sepoltura rituale musulmana. A sollevare la polemica, l’ex consigliere straniero Gamal Bouchaib, che ha chiesto all’amministrazione comunale di dare seguito alla mozione del 2015 con cui si impegnavano il sindaco e la giunta a individuare uno spazio da destinare ai defunti di altre religioni. Nel frattempo, la famiglia di Abdelhak Lafsahi e lo stesso Bouchaib si sono attivati per trovare un cimitero multietnico disposto ad ospitare la salma dell’uomo – che viveva in città da 30 anni ed è morto d'infarto – e la scelta è ricaduta sul comune marsicano, che ha dato la disponibilità: «Finalmente mio fratello è stato seppellito e secondo il rito musulmano», spiega da Bolzano Ahmed Lafsahi, «che prevede semplicemente che il corpo sia posizionato in direzione della Mecca, in un’area riservata se sono presenti defunti di altre fedi. Resta l’amarezza per questa vicenda: sono molto legato all’Aquila, la mia famiglia è arrivata nel 1987, una delle prime in Abruzzo dal Marocco, e lì ho vissuto per tanti anni, contribuendo all’economia cittadina, prima di trasferirmi a Bolzano. Sono andato via con quattro figli, sono un cittadino italiano, e mi dispiace che un capoluogo di regione non possa garantire a tutti i suoi abitanti il diritto alla sepoltura. Qui a Bolzano ci sono ben tre cimiteri multietnici e spero che la storia di mio fratello serva a risolvere il problema. Intanto», sottolinea Ahmed Lafsahi, «ho ringraziato personalmente, per telefono, il dottor Edoardo Iannessi, che ha offerto a mio fratello un posto nella cappella di famiglia, a Prata D’Ansidonia. Un bel gesto». Porterà avanti la sua battaglia, Gamal Bouchaib, responsabile sociale e immigrazione di Sinistra italiana: «Mi auguro che al di là delle polemiche politiche ci si possa sedere a tavolino e trovare insieme una soluzione».
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