Il monumento resti dov’era: ricorda un’impresa

2 Novembre 2017

La leggenda del Camoscio d’Abruzzo parte da molto lontano: da una corriera diretta a Capistrello persa per un soffio e da un garzone di nome Vito Taccone, poco più che bambino, con la cesta del pane...

La leggenda del Camoscio d’Abruzzo parte da molto lontano: da una corriera diretta a Capistrello persa per un soffio e da un garzone di nome Vito Taccone, poco più che bambino, con la cesta del pane in spalla che macina chilometri per garantire la consegna a Capistrello. Trainato da un motore inesauribile: le sue gambe. Laddove nacque l’epopea del campione, esattamente in quel posto, deve restarne traccia perenne. Sarebbe sbagliato cambiare posizione alla statua che lo scultore Morelli ha ideato e realizzato nel ricordo del Camoscio d’Abruzzo, con la sua muscolatura tesa nello sforzo e lo slancio verso la salita. Il timore di nuovi atti vandalici non giustifica la scelta del Comune di spostare la location. Sarebbe una sconfitta e un campione come Taccone, abituato a vincere, farebbe davvero fatica ad accettarla.
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