Il nunzio Antonini: «Chiese ferme al palo la legge è un disastro»

Attacco alla norma che le vincola alla ricostruzione pubblica «Il provvedimento crea enormi problemi e va modificato»
L’AQUILA. Se si vogliono ricostruire con celerità le chiese danneggiate dal terremoto del 2009 (e da quelli che sono seguiti) bisogna cambiare al più presto la legge adottando la stessa procedura che viene utilizzata nella ricostruzione privata.
Lo ha detto il nunzio apostolico monsignor Orlando Antonini nel corso della presentazione del suo libro sulla storia della chiesa di Onna ricostruita e riaperta nel maggio 2016 grazie al contributo economico del governo tedesco. Dopo aver parlato del contenuto del volume, Antonini ha così concluso: «Chiudo rifacendomi alla formula friulana di ricostruzione post-sismica: prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese. Il caso della chiesa di San Pietro apostolo di Onna è stato fortunato. Per il resto, invece, si sta rivelando un vero disastro la legge 125 conseguente alla legge Barca che ha stralciato le chiese dalla ricostruzione privata degli aggregati in cui esse sono in genere inserite, per passarle alla ricostruzione pubblica, com’è noto pressoché paralizzata e provocando inestricabili problemi di cantiere e di messa in sicurezza circa le parti comuni trattate necessariamente da imprese diverse che intervengono ovviamente in tempi diversi. In tal modo, sì, le chiese verranno ricostruite per ultime, come nella formula friulana, ma passati già 10 anni dal sisma stanno sprofondando in un degrado tale che non saprei cosa di esse potrà restare in piedi. Non parlo da ecclesiastico, attenzione: la Chiesa potrà continuare a celebrare i suoi uffici divini dovunque e comunque, anche tornare nelle catacombe. Parlo da aquilano che vede, impotente, sfaldarsi sotto i suoi occhi pezzi importanti dello straordinario patrimonio architettonico-artistico formato essenzialmente, lo si voglia o no, appunto dalle chiese. Signore e signori, qui le nostre “fabbriche” sono appunto principalmente le chiese, quelle storiche intendo, giacché sono esse oggi a costituire, assieme alle risorse naturalistiche e tramontati ormai da tempo pastorizia e zafferano su cui da tempi immemorabili si fondava l’economia di base dell’Aquilano e dell’Abruzzo montano in genere, la sola materia prima di cui disponiamo per la ripresa economica e occupazionale del territorio. Spero si corra ai ripari sollecitamente, conformando finalmente la normativa alla realtà».
A ben guardare, le chiese che sono state finora restituite alla comunità (salvo qualche eccezione che conferma la regola) hanno fruito di finanziamenti di Stati esteri o di sponsor: Collemaggio, San Bernardino, Anime Sante, chiese di Onna e San Gregorio (in quest’ultimo caso incredibili intrecci burocratici e progettuali ne stanno ritardando la riapertura), il Santuario di Roio (dove i lavori devono essere completati). Per il resto, poco o nulla.
L’esempio più eclatante è la cattedrale che, a dispetto dei periodici proclami che parlano di avvio imminente dei lavori, dovrà attendere ancora prima di vedere entrare un operaio. Intanto, degrado e abbandono la fanno da padrone. La presentazione del libro di Antonini si è svolta mercoledì scorso a Casa Onna davanti a un folto pubblico e alla presenza dell’assessore alla Cultura Sabrina Di Cosimo, del presidente di “Onna Onlus” Margherita Nardecchia Marzolo, del direttore dell’ufficio tecnico diocesano per la ricostruzione don Bruno Tarantino, dell’architetto della Soprintendenza Corrado Marsili, dell’archeologo Piero Gilento, della storica dell’arte Biancamaria Colasacco, del presidente di “Creazione” (editore del libro) Marco Pezzopane. Gabriele De Cata, capo del protocollo della diocesi, ha portato il saluto dell’arcivescovo Giuseppe Petrocchi e del presidente del consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio.
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