Il nuovo decreto sarà “benzina” per la ricostruzione

I paesi dell’Alto Aterno aspettano la decisione del governo Deve fornire strumenti per stabilire il danno prevalente
FOSSA. Si chiama decreto attuativo e se emanato in tempi brevi potrebbe finalmente mettere benzina nella macchina della ricostruzione dell'Alta Valle dell'Aterno e in particolare in quei comuni (Campotosto, Montereale, Barete, Cagnano, Capitignano, Pizzoli e altri sei in provincia di Teramo) che hanno avuto danni sia dal terremoto del 2009, sia da quelli più recenti del 2016 e 2017. Il decreto deve fornire gli strumenti operativi a uffici speciali, Comuni, tecnici, per stabilire il cosiddetto danno prevalente previsto da una norma votata dal Parlamento a fine 2017. La questione che turba i sonni degli addetti ai lavori e di chi vorrebbe vedere presto ricostruita la sua casa è a quale normativa (2009 o 2016-2017) fare riferimento per la richiesta dei fondi. Il criterio del danno prevalente prevede un monitoraggio per stabilire ad esempio se un aggregato, già danneggiato nel 2009, nel 2016-2017 abbia avuto danni aggiuntivi. Se questi danni aggiuntivi sono maggiori rispetto a quelli già accertati nel 2009 ecco che vale la normativa più recente altrimenti si resta a quella di 9 anni fa. Ma quando si va nel dettaglio la situazione non è così semplice da definire. A sbrogliare un po' la matassa ci ha pensato l'Ufficio speciale di Fossa, diretto da Paolo Esposito, che nel periodo aprile-giugno 2016, quindi prima del terremoto del Centro Italia, fece seguire a una buona metà del suo personale tecnico il corso su: “Gestione tecnica dell'emergenza sismica – rilievo del danno e valutazione dell’agibilità”, organizzato dal dipartimento della Protezione civile, in collaborazione con la Regione Abruzzo, a cui seguì un esame finale per l’iscrizione al Nucleo tecnico nazionale che ha abilitato il personale allo svolgimento dei sopralluoghi di agibilità e alla compilazione delle schede Aedes in emergenza sismica. Il tutto nello spirito della legge Barca. L'ex ministro infatti aveva pensato agli uffici speciali come una sorta di task force che, finito il lavoro all'Aquila, si sarebbe potuta occupare di ricostruzione in caso di altri terremoti o catastrofi. Quel gruppo di tecnici fu subito messo al lavoro a seguito del terremoto del Centro Italia e oggi è possibile disporre di documentazione che fotografa ciò che è accaduto a seguito dei sismi più recenti rispetto ai danni del 2009. Nei 12 comuni ricompresi in entrambi i crateri sismici, ben 268 aggregati hanno avuto un aggravamento del danno (e la stima non è definitiva).
Ma come decidere se il danno più recente è prevalente rispetto a quello precedente? Questo lo deve stabilire il decreto attuativo. Ci sono delle proposte. Una in particolare: se c'è un cambio di esito, cioè se una casa A (danni lievi) o B (danni strutturali) nel 2016 -2017 è diventata E (danni gravi) allora si fa riferimento all'ultima normativa e la gestione della pratica a quel punto passa all'Ufficio speciale che ha sede a Teramo; se l'esito è rimasto E, ma ci sono stati ulteriori danni che richiedono interventi più costosi, la pratica resta legata alla normativa 2009 (quindi all'ufficio speciale di Fossa e all'Utr , Ufficio territoriale), ma bisognerà riconoscere un indennizzo maggiore a metro quadrato. Questa è solo una ipotesi, che sarà ora il governo a valutare.
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