Il Pd: la città è paralizzata da arroganza e ambizione

Duro attacco dell’opposizione alla giunta Biondi: è stato un anno di non governo Niente scuole, ricostruzione e Progetto Case. Non saremo la stampella del sindaco
L’AQUILA. «Una città paralizzata, non a causa di incapacità e inesperienza, ma per l’arroganza e l’ambizione personale. E l’escalation di questi ultimi giorni e ultime ore non l’avremmo mai potuto prevedere. Siamo preoccupati soprattutto per la città».
Una bocciatura senza appelli, quella del Partito democratico, nei confronti dell’amministrazione di centrodestra guidata da Pierluigi Biondi. Ieri mattina a Villa Gioia si sono ritrovati il capogruppo in consiglio comunale, Stefano Palumbo; il presidente della V Commissione consiliare, Americo Di Benedetto; il segretario comunale, Stefano Albano; e i consiglieri Emanuela Iorio e Antonio Nardantonio. Con una presenza “discreta” dell’ex sindaco, Massimo Cialente.
È vero, però, che, come diceva il genio Woody Allen, “Marx è morto, Dio è morto. E anche io non mi sento troppo bene”, perché c’è stato un momento di imbarazzo anche nella compagine comunale Pd, quando Di Benedetto ha preso tempo a rispondere se sarebbe disposto ad alleanze – per il bene della città – in caso di anatra zoppa (cioè il sindaco Pierluigi Biondi senza più maggioranza), dicendo di voler aspettare la sentenza del Tar del 23 maggio e l’eventuale Consiglio di stato. E che comunque «deciderà Biondi cosa fare». Che si scontra con la posizione ferma e decisa di Palumbo («questo sindaco ha presentato un programma di mandato che non è tale – quello strappato in aula da Giustino Masciocco – e quindi non si può ipotizzare nessuna alleanza»). Ma soprattutto, la netta presa di distanza del segretario comunale, Albano, che ha affermato con forza la linea del partito: «Nessun stampella e giunte con Biondi, in caso di anatra zoppa».
«Abbiamo, nel corso dei primi mesi dell’amministrazione Biondi, tenuto un atteggiamento responsabile, volevamo che attraverso i provvedimenti emergesse un progetto su cui condurre l’opposizione. Ma oggi, a dieci mesi dall’insediamento, non possiamo che esprimere preoccupazione per quello che sta succedendo in questi giorni a fronte di quello che è stato prodotto», ha detto Albano riferendosi alla crisi esplosa in seno alla maggioranza in consiglio comunale sullo Sprar e «all’immobilismo che ha contraddistinto l’azione amministrativa in questi primi mesi di governo della città». A fronte di provvedimenti su presepi, la questione della bandiera e di Salò, «nulla è stato fatto per scuole, Progetto Case e ricostruzione, i tre capisaldi su cui il sindaco aveva impostato la campagna elettorale. Siamo preoccupati, ma lo dice anche la città, come i costruttori, gli operatori turistici e economici, le associazioni sportive per la gestione impianti».
Per il capogruppo Stefano Palumbo «quanto sta accadendo in questi giorni è la rappresentazione plastica di quello che denunciamo da dieci mesi, nel corso dei quali si sono date solo risposte di identità e ideologiche, mettendo in secondo piano i problemi della città. È stato un anno di non governo», ha detto Palumbo.
Di Benedetto, infine, ha parlato di «città sofferente», e citato la ricostruzione pubblica e la riorganizzazione della macchina amministrativa, «rotazione di personale in ruoli dove non sanno che fare, come esempi di un immobilismo a cui il sindaco, che ha le deleghe più importanti, non ha saputo porre rimedio».
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