Il pm: sei anni di carcere all’ex sindaco

Le richieste dell’accusa per Di Marco Testa e gli attuali amministratori Poggiogalle e Di Marco. Assoluzione per i Mastroddi
TAGLIACOZZO. A sei anni e mezzo dall’inchiesta che portò alla caduta dell’amministrazione comunale di Tagliacozzo, arrivano le richieste dell’accusa nei confronti degli 8 imputati ancora sotto processo. Per l’allora sindaco Maurizio Di Marco Testa la pubblica accusa ha chiesto 6 anni e 4 mesi di reclusione. Per gli attuali amministratori comunali, Angelo Poggiogalle e Angelo Di Marco, il pubblico ministero Stefano Giovagnoni ha chiesto un anno e sei mesi di reclusione. Il processo dovrebbe chiudersi a metà novembre con la decisione del collegio giudicante presieduto dalla presidente del tribunale, Zaira Secchi. L’operazione risale all’alba del 31 marzo 2016 e portò all’arresto dell’allora primo cittadino Maurizio Di Marco Testa e di altre tre persone, un amministratore, un tecnico comunale e un professionista, oltre a 12 persone iscritte nel registro degli indagati. I reati contestati andavano dalla tentata concussione, alla turbata libertà degli incanti, dalla frode nelle pubbliche forniture alla falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale. Tutte le misure cautelari furono annullate dal Tribunale del riesame e successivamente anche diverse posizioni vennero stralciate; ci furono dei proscioglimenti e un’assoluzione in Appello, confermata in Cassazione. Il pubblico ministero ha chiesto 6 anni e 4 mesi per Di Marco Testa, di cui 4 per il reato di concussione, e il resto per turbativa. Per l’architetto Gianpaolo Torrelli la richiesta dell’accusa è di 2 anni e 4 mesi, mentre per l’attuale assessore Angelo Poggiogalle, per il consigliere comunale Angelo Di Marco, gli imprenditori Giancarlo Bonifaci e Maurizio Palmeggiani un anno e sei mesi ciascuno. Chiesta l’assoluzione invece per gli imprenditori Luigi e Antonio Mastroddi per non aver commesso il fatto. Per tutti l’accusa è quella di turbativa. Sulle richieste del pm, il difensore dell’ex sindaco si dice perplesso. «Così come da mio costume», ha dichiarato l’avvocato Roberto Verdecchia, «essendo abituato alle attese dei giusti tempi della giustizia, nonostante le richieste del pm di turno e la sua ricostruzione di parte, rimango fiducioso nella valutazione finale del collegio del tribunale che avverrà il 15 novembre, che ben saprà decidere sulle prove acquisite in sede dibattimentale e soprattutto in relazione alla sentenza della suprema corte del maggio 2021 che ha posto fine alle dichiarazioni inattendibili da parte del teste della pubblica accusa». Il riferimento è alla rocambolesca vicenda dall’architetto Carlo Tellone, arrestato all’epoca dei fatti e poi assolto lo scorso anno da tutti i capi d’accusa, prima in Corte d’appello perché il fatto non sussiste e poi in Cassazione, dove la procura generale aveva fatto ricorso.
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