«Il pronto soccorso è a rischio chiusura»

3 Novembre 2018

Tagliacozzo, i quattro consiglieri di opposizione lanciano l’allarme: lo prevede il decreto Lorenzin

TAGLIACOZZO. Il posto di primo intervento dell’ospedale di Tagliacozzo rischia la chiusura da un giorno all’altro. Le deroghe chieste dal Pd al governo sono state bocciate e il provvedimento, frutto del decreto Lorenzin in merito alla riforma della geografia sanitaria, dovrà essere attuato. Su tali norme sono state varate le programmazioni regionali e ora l’unica possibilità è quella di dare piena attuazione ai provvedimenti legislativi. Dure accuse arrivano dai quattro consiglieri comunali di opposizione di Tagliacozzo, Vincenzo Montelisciani, Romana Rubeo, Maurizio Di Marco Testa e Angelo Poggiogalle, che da due anni segnalano i rischi per l’Umberto I. Se da un lato il parlamentare Pd Camillo D’Alessandro accusa il nuovo governo di non aver accettato la deroga “salva pronto soccorsi”, dall’altro l’opposizione incalza la stessa maggioranza, da cui D’Alessandro proviene.
«Siamo felici che oggi, in vista della campagna elettorale, anche il Pd si renda conto di ciò che i suoi ministri e i suoi assessori alla Sanità hanno scritto negli atti. Noi», affermano i quattro consiglieri, «denunciammo la prevista dismissione nell’agosto 2016 e, per due anni, siamo stati insultati dal sindaco Vincenzo Giovagnorio, che guida una giunta locale targata Pd, e dall’assessore regionale Silvio Paolucci, Pd anche lui. Carte alla mano, chiedevamo che si prendesse atto di ciò che i governi del Pd avevano scritto nei loro atti programmatori e chiedevamo di cambiarli, ma ci accusavano di fare allarmismo. A questo punto, visto che con due anni di ritardo si accorge anche lui del problema, chiediamo all’onorevole D’Alessandro: perché l’assessore Paolucci, nel marzo 2017, invitato al Comune di Tagliacozzo dal sindaco, che lo applaudiva in prima fila, metteva in scena il suo teatrino volto a negare la verità? E perché il sindaco, invece di schierarsi da subito a difesa del territorio, ha prima impedito la discussione su questi temi e ha poi coperto per due anni le bugie dei suoi referenti politici? E, infine, perché ancora oggi continua a tacere sui rischi che corre il nostro ospedale? A causa di tutto ciò, per anni il problema è stato tenuto sotto silenzio. Chiediamo», concludono, «un passo indietro, con le doverose scuse». A oggi non si conoscono i tempi di un’eventuale chiusura del pronto soccorso e sarà compito della politica trovare una soluzione alternativa che tuteli un vasto bacino di utenza.
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