Il ricordo «doloroso» della sinistra abruzzese

Il pensiero a quel 30 aprile del Pd regionale, di Rifondazione comunista e dell’ex parlamentare Melilla
CELANO. La sinistra provinciale e abruzzese ha ricordato ieri i 70 anni dell’eccidio di Celano. Rifondazione comunista, il Pd abruzzese e l’ex parlamentare Gianni Melilla in prima fila.
«Eccidio di Celano da non dimenticare. L’emergenza coronavirus fa passare quasi in sordina il settantesimo anniversario, ma Rifondazione comunista esprime fraterna vicinanza ai compagni e cittadini di Celano, segnata dal terribile fatto di sangue pagato con la vita da Antonio Berardicurti e Agostino Paris», e si annuncia un’iniziativa post-coronavirus. «Appena ci sarà il ritorno alla normalità», assicura il direttivo della Federazione provinciale di Rifondazione, guidato da Silvano Di Pirro, «organizzeremo un’iniziativa in onore di Paris e Berardicurti per riflettere sulla lotta fucense nel tempo, il suo significato e sul ruolo nella formazione sociale e politica della popolazione della Marsica».
«Le proteste», prosegue Rifondazione, «al motto “La terra a chi lavora”, furono sovrastate da colpi di arma da fuoco: 2 braccianti furono colpiti a morte, altri 19 rimasero a terra gravemente feriti. Quel gravissimo atto di repressione scatenò la lotta dura di contadini e braccianti culminata con la riforma delle terre fucensi. L’eccidio di Celano, così è passato alla storia con quel gravissimo atto di repressione e segnò il punto di non ritorno per la liquidazione della rendita fondiari della famiglia Torlonia, frutto di un anno di dure lotte bracciantili, contadine, popolari».
«Agostino Paris e Antonio Berardicurdi vennero ammazzati in piazza, senza nessuna colpa se non quella di esservi scesi per il lavoro, in attesa del lavoro», è il ricordo del Pd regionale. «Gli omicidi fecero seguito a un lungo periodo di proteste, nel corso del quale i campi del Fucino erano diventati teatro di proteste e rivendicazioni per la sicurezza, i diritti, per condizioni di lavoro dignitose. Si era arrivati allo “sciopero al contrario”: per denunciare il degrado dei luoghi di lavoro, i campi, i lavoratori si erano fatti carico delle opere di manutenzione delle strade e dei canali. Alla tragedia di 70 anni fa fecero seguito funerali dalla partecipazione grandiosa: vi parlò Giuseppe Di Vittorio. Le rivendicazioni salirono di livello e di fatto iniziò un percorso che portò alla riforma agraria e all’esproprio delle terre del Fucino. Agostino e Antonio non morirono invano. Li ricordiamo oggi, come martiri del lavoro».
«Furono assassinati mentre lottavano per il lavoro a Celano, nel Fucino, la terra dei “cafoni” di Ignazio Silone», è il pensiero rivolto da Gianni Melilla. «Sono passati 70 anni da quei tragici avvenimenti sociali che si inserivano nel grande movimento per il lavoro in tutta Italia. La Cgil, con la lungimirante proposta del Piano del Lavoro, promosse le lotte di milioni di braccianti, lavoratori e disoccupati per ricostruire l’economia italiana e garantire giustizia sociale e solidarietà. Il sacrificio dei due braccianti lascia ancora attoniti e sbalorditi per una fase storica in cui in Italia si sparava sui poveri, sui disoccupati, sui lavoratori. A loro va sempre un ricordo doloroso e la nostra gratitudine perché anche grazie al loro sacrificio l’Italia è diventata una Repubblica fondata sul lavoro».
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