Il Risorgimento a Paganica nelle carte di un processo

13 Marzo 2022

L’AQUILA. Il Risorgimento fu segnato da vicende significative anche all’Aquila e nel circondario. In particolare a Paganica, nel 1849, ci furono episodi che portarono a un processo con decine di...

L’AQUILA. Il Risorgimento fu segnato da vicende significative anche all’Aquila e nel circondario. In particolare a Paganica, nel 1849, ci furono episodi che portarono a un processo con decine di imputati e centinaia di testimoni. Nel luglio di quell’anno i realisti (fedeli al Re di Napoli) e i “sobillatori” che chiedevano la Repubblica vennero allo scontro alimentato pure da “vecchie” ruggini e rancori fra le famiglie che finirono per assumere una connotazione politica. Il libro di Fernando Rossi “I fatti di Paganica 1848-1852” contiene gli atti del processo i cui originali sono conservati oggi all’Archivio di Stato dell’Aquila. La lettura dei documenti porta a conoscere particolari importanti e a volte anche curiosi, come per esempio il danneggiamento della statua del Re o l’utilizzo di fettucce rosse sui cappelli portati da coloro che volevano dimostrare fedeltà ai Borboni. Illuminanti come sempre sono le testimonianze da cui emergono singole personalità che fra bugie e mezze verità cercano di convincere o sviare il giudice da questa o quella tesi accusatoria. Ne viene fuori uno spaccato di società dove gli interessi personali e quelli politico-ideologici si intrecciano e a volte coincidono.
«Poco più di un anno dopo la concessione della Costituzione, con la riconquista di Palermo da parte dei Borboni», scrive Rossi per delineare le origini della rivolta di Paganica, «il Re seguì la via della restaurazione, sciolse il Parlamento e abrogò la Costituzione il 15 maggio 1849. Anche a Paganica, dopo questa decisione, il clima politico tra Realisti e Repubblicani diventò sempre più incandescente. I Realisti cominciarono a riprendere il sopravvento nei confronti dei Liberali e questi, ancora lungi dal rassegnarsi, di notte andavano gridando per le vie di Paganica: viva la Libertà, viva la Repubblica. Si verificarono anche delle scaramucce sia verbali che fisiche tra Realisti e Liberali. Infatti, il 15 luglio 1849 Emidio Fiordigigli, passando di fronte alla bottega del calzolaio Achille Pieri, fu da questi aggredito a suon di parolacce. Pieri gli strappò la fettuccia rossa che, in segno di attaccamento al Re, portava intorno al cappello». Nei giorni successivi ci fu un crescendo di tensione e di episodi violenti che poi portarono al processo. «Vanno giudicate con severità queste vicende, certamente, ma è la nostra storia», scrive Goffredo Palmerini nella presentazione, «la storia di quegli anni della comunità paganichese. Una storia che dovrebbe anche oggi insegnare sul danno che comportano alla comunità le divisioni alimentate da sentimenti diversi rispetto al sano confronto politico anche se duro. Una democrazia matura dovrebbe sempre saper ricercare una sintesi in nome del bene comune».