Il sindacato Uilm: «Trovare un posto a ogni disoccupato»
L’AQUILA. «Si diano opportunità di ricollocazione a tutti i lavoratori che vivono il dramma della disoccupazione». La richiesta arriva dalla Uilm, alla luce dell’accordo siglato in Regione su...
L’AQUILA. «Si diano opportunità di ricollocazione a tutti i lavoratori che vivono il dramma della disoccupazione».
La richiesta arriva dalla Uilm, alla luce dell’accordo siglato in Regione su iniziativa del vicepresidente Giovanni Lolli, con cui si impegnano le aziende che volessero insediarsi all’Aquila, attingendo al 4% dei fondi per la ricostruzione del cratere sismico, a reintegrare nel maggiore numero possibile le maestranze altamente qualificate della Intecs. Nel laboratorio di ricerca sono stati annunciati 90 esuberi.
«Questo accordo», spiega la Uilm L’Aquila, «si basa su quanto avvenuto per la reindustrializzazione del polo elettronico da parte della Accord Phoenix, che per le assunzioni sta attingendo al bacino dei lavoratori fuoriusciti della Finmek, Fida, P&A Service e Intercompel. Siamo consapevoli che iniziative di questo tipo abbiano una formidabile importanza strategica, tuttavia questi accordi non possono essere riservati solo alle alte professionalità, ma debbono riguardare tutte le tipologie di lavoratori. Per questo promuoveremo nelle sedi opportune iniziative identiche, che coinvolgano tutti i lavoratori che vivono o hanno vissuto il dramma del fallimento della propria azienda: ad esempio gli ex lavoratori della galassia Edimo, i lavoratori della Otefal che non sono stati ricollocati in Framiva, e così via per tutti quei dipendenti delle piccole aziende che chiudono, senza attirare l’attenzione dei media».
Per la Uilm «è ormai chiaro che la ricostruzione della città non può prescindere dalla ricostruzione del suo tessuto industriale. È necessario che le istituzioni pubbliche e sociali, nel rispetto dei propri ruoli, creino le giuste sinergie per poter fare di questo territorio un polo di attrazione per le industrie, scongiurando la prospettiva di una città nuova ma vuota».
Romana Scopano
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