Il sindaco: aiuteremo i familiari del pastore

25 Novembre 2019

Rabbia per la morte del 23enne provocata dai fumi di un braciere. Acerbo (Prc): controlli contro lo sfruttamento 

GORIANO SICOLI. La morte di Kourouma Ousmane, il 23enne originario della Guinea, avvenuta a Goriano Sicoli in contrada Stazione, mette in luce ancora una volta le condizioni spesso disumane in cui i migranti sono costretti a vivere e a lavorare. A intervenire sul caso del giovane deceduto a causa delle esalazioni di monossido di carbonio di un braciere di fortuna, è l’avvocato sulmonese Chiara Maiorano, presidente dell’associazione Ubuntu. «Mancano informazioni e l’accoglienza ha delle grosse falle per quanto riguarda le indicazioni sui diritti e i doveri dei migranti che arrivano nel nostro Paese», ha detto l’avvocato che con l’associazione ha aperto a Sulmona uno sportello di ascolto in funzione il lunedì e il martedì dalle 16 alle 18.30. «Stiamo parlando di persone che spesso accettano cifre irrisorie per fare lavori rifiutati dalla manodopera locale. Le istituzioni devono vigilare». Il giovane da alcuni mesi viveva in due stanze di pochi metri quadrati con una branda come letto, un tavolo, due sedie e un lavandino per lavarsi, ma solo con acqua fredda. Una condizione disumana per il ragazzo che lì a Goriano si guadagnava da vivere, riuscendo a spedire anche dei soldi alla sua famiglia in Guinea, facendo il pastore. «Siamo rattristati e dispiaciuti per quanto accaduto», ha detto il sindaco di Goriano Sicoli Rodolfo Marganelli. «Nei mesi in cui il giovane è vissuto qui, non abbiamo saputo nulla circa le condizioni dell’alloggio in cui era stato sistemato e neppure sul suo lavoro o sul suo stato di salute. Ogni tanto veniva in paese a fare acquisti per poi ritornare in montagna, era gentile ed educato. Come amministrazione siamo pronti a dare una mano alla famiglia e stiamo valutando alcune cose da poter fare. I gorianesi hanno sempre aiutato i migranti e sono stati diversi i pastori di altre nazionalità riusciti a integrarsi e a trovare anche lavori meno pesanti grazie all’aiuto dei nostri concittadini». Sulla morte del giovane è intervenuto anche Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista-Sinistra europea. «Confidiamo che l’inchiesta della Procura di Sulmona accerti tutte le responsabilità. Questo ragazzo», ha dichiarato Acerbo, «non è morto per un incidente, è morto di sfruttamento. Si può vivere in una zona montana senza riscaldamento? Non è la prima tragedia di questo tipo. È normale e accettabile tutto ciò? Chiediamo controlli a tappeto in tutte le aziende per verificare contratti e condizioni di vita dei migranti». Intanto, sul fronte delle indagini, in attesa dell’esito dell’autopsia che verrà eseguita oggi, i carabinieri stanno ascoltando alcune persone, tra le quali il proprietario del capanno e dei locali in cui è avvenuta la tragedia e l’affittuario nonché datore di lavoro del giovane.
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