Il sindaco: città sicura, chi parte sbaglia di grosso

22 Dicembre 2015

Replica di Cialente all’avvocato che annuncia il trasferimento a Pescara dopo aver subito l’ennesimo furto in casa: «Se sceglie la costa, poi...»

L’AQUILA. «Chi va via si sbaglia di grosso: tra due anni dovrà tornare. E troverà una città più bella». Il sindaco Massimo Cialente, sollecitato sulla questione sicurezza sollevata dal noto penalista Angelo Colagrande – il quale ha annunciato il trasferimento a Pescara dopo aver subìto l’ennesimo furto nel complesso immobiliare di via di Sfrizzoli a Pettino – non ritiene che in città possa parlarsi di allarme.

«CITTÀ SICURA». «La risposta è nei dati del Sole 24 Ore, che ci collocano al sesto posto tra le città dove è più basso il rapporto reati totali pro capite 2011/2014. Lasciare L’Aquila e scegliere Pescara per la sicurezza non mi pare una scelta appropriata. Impossibile che si stia più tranquilli di qui. Certamente, il fenomeno dei furti, al quale non eravamo abituati, tuttora sta dando un grosso allarme sociale. Tuttavia, la nostra città è quella dove il numero dei reati aumenta di meno.La percezione negativa è accresciuta dal fenomeno dello sciacallaggio, ma non parliamo di numeri significativi. Per restare sul punto, credo che Pescara abbia risultati più pesanti. Non capisco, poi, quali siano le responsabilità del Comune, in quella che è un’area privata».

FONDO GAMMA. «Quel complesso immobiliare non è del Comune: è di proprietà del fondo Gamma che avrebbe dovuto investire 20 milioni e il sospetto è che siano stati impiegati altrove. A questo proposito, auspicherei che la senatrice Pezzopane facesse un’interrogazione parlamentare. C’era stato un accordo del Comune con il fondo per fare un bando che permettesse di affittare e vendere alloggi a canoni concordati. Risposero al bando 120 cittadini, ma poi si è bloccato tutto: non si capisce cosa sia successo. Visto che lo stanziamento era avvenuto anche attraverso l’Inps, abbiamo chiesto lumi al presidente Boeri. Forse c’è stato un cambio di strategia: pensano che all’Aquila non servano altri appartamenti. In via di Sfrizzoli il Comune non c’entra niente: quell’area è privata. Mi stupisce che anche pezzi importanti di classe dirigente della città tendano a buttare tutto sempre sul Comune. Ricordo all’avvocato che i problemi dell’ordine pubblico non riguardano me, ma prefetto e questore. Ma magari uno non va a disturbare il prefetto e il questore, ma il sindaco sì».

TELECAMERE. Che fine ha fatto il piano di videosorveglianza? «Stiamo facendo il progetto», risponde il sindaco. «Tuttavia, riguarderà il centro e non la periferia. Va sottolineato pure che ci sono stati arresti di persone sorprese a rubare. E va detto anche che la città deve adeguarsi con sistemi per contrastare i furti. I dati preoccupanti sui quali centrare l’attenzione non sono quelli sulla sicurezza, bensì quelli sull’economia. Su questi aspetti bisognerebbe avviare il dibattito. Così come sulle misure di sicurezza e legalità che esistono e incontrano ostacoli d’ogni tipo».

IL BADGE PER GLI OPERAI. Che fine ha fatto il cartellino elettronico per identificare ciascuno degli operai della ricostruzione? Un avvio sprint, che ora sembra essersi arenato di colpo. «In questo momento», conferma il sindaco, «pochissime imprese hanno avuto accesso all’iniziativa, avviata per motivi di sicurezza e anche per sapere da dove vengono gli operai. Ebbene, molte imprese non vanno a registrarsi. O non hanno tempo o non vogliono farci sapere che lavoratori hanno assunto. Chiedo che il prefetto faccia un passo in questa direzione, magari dando ascolto alle parole della Procura antimafia, per far capire a tutti quanto è importante capire chi siano e da dove provengano gli operai. Una soluzione potrebbe essere questa: il badge deve diventare il riferimento per gli enti previdenziali e assicurativi: in tal modo sarebbe obbligatorio applicare la direttiva per la sicurezza. I mezzi ci sono per aumentare la trasparenza e la legalità, ma in tutti questi anni non sono stati mai resi obbligatori. Mi chiedo spesso il perché. Sembrerebbe quasi che ci sia qualche “potere” che impedisce di fare alcune mosse fondamentali per rendere più chiara e trasparente la ricostruzione privata. In ogni caso, tornando al tema proposto, confermo che chi vuole andar via dall’Aquila ovviamente è libero di farlo. Ma tra qualche anno, quando la città sarà splendida, chiederà di tornare».

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