Il sindaco: ora ci sono tutte le condizioni per un vero rilancio

7 Gennaio 2017

Massimo Cialente: quando mi sono insediato nel 2007 la situazione era drammatica, per anni non si era fatto nulla

L’AQUILA. «Saranno gli aquilani a decidere, alle prossime elezioni, se tornare alla vecchia gestione o abbracciare il nuovo progetto politico, ormai avviato, sul Gran Sasso». Lo sviluppo turistico della montagna aquilana è stato sempre il cavallo di battaglia del sindaco Massimo Cialente, sia nel mandato del 2007 che in quello del 2012. Quello che lascerà a primavera «dopo anni di immobilismo» è un testimone importante, secondo il sindaco: rinnovata sinergia con il Parco, opere già programmate, 40 milioni per interventi infrastrutturali e nuovi impianti e altri 12 per la privatizzazione del Centro turistico del Gran Sasso.

Sindaco Cialente, che ne pensa delle recenti polemiche sul futuro del Gran Sasso?

«Oggi finalmente si può mettere tutto a posto. Alcune polemiche mi stupiscono, ma nello stesso tempo sono soddisfatto che si incominci a ragionare seriamente sullo sviluppo della nostra montagna, che in tutti in sondaggi sul rilancio economico è stata sempre al vertice. Per decenni nessuno aveva mosso un dito, se non quando il centrodestra di Tempesta, alla presenza di gran parte degli attuali consiglieri comunali dell’opposizione, trasformò il Centro turistico del Gran Sasso in una vacca da mungere: ben 3 direttori e 30 persone assunte a tempo indeterminato in una notte. Io in prima persona, insieme a pochi altri, ho deciso di fare del turismo uno dei pilastri per lo sviluppo della città. Mi sono scontrato con tanti, anche con il professore Antonio Calafati, che ora non fa più parte del Gssi. Ma senza fermarmi».

In questa “crociata”, cosa ha ottenuto?

«Lavorando con Giovanni Lolli abbiamo portato sul Gran Sasso i fondi del 4% della ricostruzione riservati allo sviluppo economico e produttivo: 40 milioni di euro per gli interventi infrastrutturali e i nuovi impianti e altri 12 milioni per avviare la privatizzazione del Ctgs. Quando stava per concretizzarsi il progetto per la sostituzione della seggiovia delle Fontari, è scoppiato un fuoco di sbarramento, perché il Parco nazionale Gran Sasso Laga, dopo 20 anni, ancora non aveva varato il proprio Piano. Mi chiedo dove sono stati, fino ad allora, il centrodestra della Regione e della città, i gruppi dirigenti del Parco, fino ai sostenitori di #SaveGranSasso. Io, rischiando anche di perdere la mia maggioranza, ho aperto da solo una polemica col Parco sui ritardi, ottenendo un direttore stabile. A lungo, voglio ricordarlo, l’Ente è stato ostaggio di lobby ambientaliste aquilane e della capitale. Ora ci siamo: il Piano del Parco si è concretizzato e si può focalizzare sullo sviluppo».

La delibera della giunta regionale sui nuovi vincoli può essere penalizzante?

«No. Si tratta di passaggi che dovevano essere fatti da anni, per cui la Regione è stata multata dall’Europa. Una volta compiuti, la Regione e il Parco si daranno da fare per realizzare i nuovi impianti sciistici previsti nel Piano d’area e il collegamento tra la Fossa di Paganica e la Scindarella, tutelando nello stesso tempo l’ambiente. Si sta in sinergia con il Parco e si fanno nuovi impianti e opere dentro l’area protetta, in modo da rendere la montagna fruibile sia d’inverno che d’estate. Non aprire una guerra con il Parco è una chiara scelta politica».

Cosa risponde a chi l’accusa di essere contrario all’innevamento artificiale?

«Rispondo elencando le cose fatte e spiegando che il problema non è avere l’innevamento assicurato. La neve sul Gran Sasso arriva. E quando non c’è, nonostante il freddo, si possono organizzare attività alternative, come già si sta facendo adesso. Bisogna programmare nell’ottica di far salire gente durante l’arco di 12 mesi. Questa la vera sfida. Al maestro di sci Luigi Faccia, che si era candidato con il centrodestra seppure in una lista autonoma, ricordo che quando mi sono insediato in Comune, nel 2007, ho trovato un mutuo sulla seggiovia Scindarella, che abbiamo risolto con la delibera sul piano di risanamento del Ctgs, e servivano 3,5 milioni per la manutenzione straordinaria della funivia. Nel contempo, nell’azienda sedevano 3 direttori e 30 dipendenti a tempo indeterminato. Ho rimesso tutto a posto, dotando anche la funivia dell’impianto di illuminazione e progettando i sottoservizi. I primi 10 milioni stanno andando su strutture ricettive e servizi: abbiamo appena consegnato al Provveditorato alle Opere Pubbliche il rifacimento dello storico albergo di Campo Imperatore, che diventerà un vero e proprio gioiello». (r.s.)