Il sindaco si dimette e il giudice lo scarcera

Tagliacozzo, Di Marco Testa: risolvo i guai giudiziari e torno in politica Il Comune sarà commissariato. Dossier della difesa con soldi e consulenze
TAGLIACOZZO. Si è dimesso dalla carica di sindaco di Tagliacozzo e dopo un interrogatorio di tre ore ha ottenuto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Alle 16.30 di ieri Maurizio Di Marco Testa, luogotenente della Guardia di finanza, ha lasciato la cella del carcere San Nicola di Avezzano dove ha trascorso la notte. Nella sua casa di via Garibaldi ha riabbracciato moglie e figlia.
«Dimissioni irrevocabili» quelle del primo cittadino alla guida del Comune di Tagliacozzo dal maggio 2011. Che diventeranno definitive tra 20 giorni. Dopodiché il prefetto Francesco Alecci nominerà il commissario che avrà il compito di “accompagnare” al voto di giugno la città dell’Obelisco. Per il gip Maria Proia «sussistono ancora le condizioni per l’applicabilità di una misura coercitiva, perché rimangono inalterati i gravi indizi di colpevolezza» ma Di Marco Testa può tornare a casa visto che «si è dimesso dalla carica di sindaco» e «si è mostrato ampiamente collaborativo, illustrando fino in fondo le proprie ragioni».
«MAI UN EURO». Di Marco Testa, assistito dall’avvocato Roberto Verdecchia, ha risposto alle domande del gip. «Non ho mai preso un euro», ha precisato il finanziere, «e tantomeno ho voluto agevolare ditte o professionisti amici. È falso ciò che dice Gargano». Il riferimento è alle dichiarazioni del poliziotto-consigliere Alfonso Gargano, ex assessore ai Lavori pubblici, colui che ha fatto muovere la magistratura.
IL GRANDE ACCUSATORE. «Mi chiedo perché questo delatore di giustizia che subisce minacce», evidenzia l’avvocato Verdecchia, «non ha segnalato subìto i presunti abusi e abbia pensato di strumentalizzare la vicenda a ridosso delle elezioni. Le sue dichiarazioni sono state puntualmente sconfessate dal mio assistito».
LE ACCUSE. Di Marco Testa, eletto con una lista civica vicina a Forza Italia, è accusato di tentata concussione, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale. Al sindaco vengono contestati abusi per un progetto da un milione di euro relativo all’ampliamento del cimitero, per la realizzazione di una scalinata nella chiesa della frazione di Villa San Sebastiano e per lavori nell’ex pretura. Oltre al sindaco sono stati arrestati l’assessore alla Cultura, Gabriele Venturini, l’architetto Carlo Tellone e il capo dell’Ufficio tecnico, Gianpaolo Torrelli. Altri 12 sono gli indagati.
DOSSIER DELLA DIFESA. Ieri l’avvocato Verdecchia ha presentato l’istanza di libertà provvisoria al Tribunale del riesame e anche un dossier in Procura per evidenziare che Tellone, dal primo giugno 2011 al 30 settembre 2015, ha ottenuto quattro incarichi sui 38 previsti.
ECCO LA LETTERA. Lo stesso Verdecchia ha provveduto a far avere al prefetto e al presidente del consiglio comunale, Paolo Rapo, la lettera di dimissioni del sindaco. «Scelta dettata dalla mia coscienza di uomo e di dipendente di un prestigioso corpo della Finanza», evidenzia Di Marco Testa, «ritenendo di non aver giammai violato alcun precetto di natura penale e non aver giammai approfittato della mia carica di sindaco nei 5 anni, nel corso dei quali ho amministrato i miei concittadini in maniera più che dignitosa, nel loro esclusivo interesse. Ritengo, seppur in un momento buio della mia vita, di dover credere ancora nelle istituzioni... l’unica soluzione per il bene di tutti è quella di non abbandonare la nave, ma di lasciare che la stessa sia condotta da altre persone... ringrazio i miei concittadini e tutti coloro che hanno sempre avuto fiducia in me e anche quelli che hanno mostrato un certo laconico scetticismo, significando loro che soltanto quando avrò risolto le problematiche giudiziarie sarà mia cura e interesse avanzare un nuovo interessamento per la vita politica. La presente non dovrà essere intesa quale una tacita ammissione di responsabilità, ma al contrario un rispetto assoluto nei confronti dei miei concittadini e della giustizia».
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