Il sisma nei versi del giornalista Narducci

29 Marzo 2019

L’omaggio alla città ferita: «Venne d’aprile la distruzione e d’aprile giunge speranza nuova»

DECENNALE

La mia terra
ha spasimi
Di partoriente
Geme
La mia città
Sotto il peso
Della tragedia
Ogni gru è una ruga
Verticale
Che solca
una storia di secoli
Epopea d’eventi
e di uomini
E cicliche tragedie
E quella che ricordiamo
È macigno sul petto
Che nessuna forza scote
E ogni giorno
ha la sua lacrima
Da ingoiare
E ogni notte
Il suo sommovimento
Perché non è possibile
Dimenticare
l’apocalisse
del tempo.
Eppure nella tregenda
Si fa strada
la nuova stagione
Come neonata
la nuova città
Dispiega pianti
e gridi di gioia
Anche se tacciono i vicoli
E i Quarti vivono l’ombra
Del lento cammino
Ché le ferite più fonde
Non stanno sui muri
Ma nell’anima
Che aspetta la sua Pasqua.
Venne d’aprile
La distruzione e d’aprile
Giunge speranza nuova
Entra nel midollo
La primavera
profetica
E quando
andranno i cortei
Del decennale
Ogni passo
fiorirà di speranza
E torneranno i morti
Memoria tenace
che spinge
A farti più bella
Città del dolore acuto
Carne incisa nel profondo
Là dove non sai
Se la fatica di esistere
Si mescoli
alla gioia di vivere
Se il tempo giusto
Sta nelle tue splendide
E laboriose mani.
*giornalista
e conduttore
televisivo
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