Il Torneo Mariani alla squadra aquilana

16 Maggio 2019

Rugby, chiuso il Memorial nel segno di scuola e sport. Di Stefano: testimone d’impegno civile e sociale

L’AQUILA. Si è concluso con un grande successo di pubblico la manifestazione riservata agli istituti superiori che gira intorno al rugby, intitolata al compianto professor Natalino Mariani. Ieri mattina si sono disputate le fasi finali del Torneo, a Centi Colella, vinto dalla rappresentativa aquilana composta dagli Istituti Bafile, Cotugno, Da Vinci Colecchi e D’Aosta. Mentre il giorno prima, nella sala Ipogea dell’Emiciclo, si è tenuto il convegno, organizzato dalla preside del Da Vinci Colecchi, Elisabetta Di Stefano, e dalla Polisportiva L’Aquila Rugby, sul tema “La scuola e le società sportive nella ricostruzione del tessuto sociale. Dalla fase emergenziale al ritorno alla normalità”. Il Convegno è parte essenziale del progetto “Torneo scolastico di rugby “Memorial Natalino Mariani” giunto alla 19ª edizione: inaugurato nell’anno 1999, si è tenuto tutti gli anni, ad eccezione del 2009, a causa del terremoto. Ma cosa tiene in vita questa manifestazione, che resiste da quasi 20 anni?
«Probabilmente la risposta è da cercare nella vita del professor Mariani: un uomo di scuola e di sport, che ha lasciato una testimonianza potente, quella di un impegno umano, ancor prima che civile e sociale e ricordarlo fa bene a tutti, ai giovani e agli adulti e alle Istituzioni», afferma la professoressa Di Stefano. «Ricordare una persona che non c’è più, anche se la conoscenza è superficiale o indiretta non è mai facile, ma è un’opportunità, ci offre l’occasione per fermarci a riflettere, a pensare al senso da dare alle nostre esistenze fugaci, ai sentimenti, alle relazioni interpersonali, alla direzione del nostro impegno e delle nostre azioni. Quest’anno l’invito del convegno è di riflettere, a 10 anni dal terribile sisma che ha colpito la nostra città, sul bisogno di socialità e di confronto dei nostri studenti, dei giovani in generale. Un bisogno prepotente rimasto inascoltato nei primi anni dopo il terremoto, quando la città era deserta, un non luogo assoluto, e per incontrarsi esisteva solo il centro commerciale. Gli studenti reclamavano luoghi veri, spazi per potersi incontrare e confrontarsi. Furono presentati progetti, si pensava ad un caffè letterario da collocare in Largo Pischedda, località San Bernardino. Ma probabilmente», conclude la preside, «le istituzioni non capirono l’urgenza di quel bisogno».
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