Il Torrione svelato da D’Antonio «Non era un mausoleo romano»

Per l’architetto e studioso di storia aquilana i resti sono parte integrante dell’acquedotto cittadino: «Si tratta di una costruzione datata 1816 e più volte rimaneggiata che sostituì l’obelisco preesistente»
L’AQUILA. «Il Torrione che conosciamo non è ciò che resta di un mausoleo romano, ma una costruzione del 1816, parte dell’acquedotto cittadino, che sostituì un precedente obelisco». Maurizio D’Antonio, architetto e attento studioso della storia aquilana, dopo anni di ricerche, è pronto a rivelare la vera natura di uno dei monumenti maggiormente enigmatici della città. L’argomento sarà trattato anche nel suo ultimo libro “Aquila, un album fotografico del 1912”. «La sua costruzione è legata all’acquedotto la cui realizzazione fu promossa nel 1308», spiega lo studioso. «Esplorati i dintorni fu scelta la sorgente nel territorio della Terra di Sant’Anza, non lontano dal luogo dove nel 1415 sarebbe stato fondato il convento di San Giuliano».
L’acqua venne raccolta in un canale interrato che seguiva un percorso tortuoso per arrivare nelle vicinanze della città. «In località “Fontanelle”, l’acquedotto riempiva un serbatoio e poi una condotta che fu realizzata in pressione con cannoli di legno», continua D’Antonio. «All’arrivo in città, l’acqua si raccoglieva in un altro serbatoio, posto dinanzi a Santa Maria d’Assergi, dal quale, sempre attraverso condotte di legno, si distribuiva nelle fontane della città». Le condotte in legno furono poi sostituite con cannoli in pietra.
«Da fonti ottocentesche sappiamo che il tratto in pressione aveva due piramidi, una piccola e l’altra grande. Avevano la funzione di sfiatatoi per l’aria», spiega l’architetto, che precisa anche come la piramide più grande fosse stata realizzata nel sito dell’attuale Torrione, mentre la più piccola a cento passi di distanza. «Certo è che l’acquedotto fu molto spesso oggetto di manutenzione», dice D’Antonio. «Il Torrione è stato ricostruito quasi integralmente numerose volte, spesso con materiale di recupero». All’inizio dell’800 il Torrione era chiamato piramide o obelisco per via della particolare forma. «In quel periodo era in pessime condizioni per cui se ne decise la sostituzione con un manufatto progettato nel 1814. Questo mantenne la forma ellittica alla base, ma non il tratto piramidale. Sul secondo fu posta una struttura terminale in pietra su cui fu riposizionata la croce metallica che era sull’obelisco. L’altezza era di oltre 21 metri. All’interno fu ricomposta la tubazione in pietra. Perciò già nel 1816, a lavori finiti, il Torrione era cosa nuova rispetto all’obelisco preesistente ed è quello di cui oggi osserviamo i resti».
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