Il vecchio cimitero è in abbandono Sos di un architetto

8 Ottobre 2016

AVEZZANO. Il giorno della commemorazione dei defunti è ormai prossimo. E come spesso accade con l’avvicinarsi di tale ricorrenza arrivano segnalazioni di particolari situazioni che si verificano nei...

AVEZZANO. Il giorno della commemorazione dei defunti è ormai prossimo. E come spesso accade con l’avvicinarsi di tale ricorrenza arrivano segnalazioni di particolari situazioni che si verificano nei cimiteri cittadini. L’ultima è quella di Sandro Maccallini, architetto avezzanese che lavora a Roma. Il cimitero è quello storico di Avezzano, troppo spesso lasciato nell’incuria e alla mercè di personaggi di dubbia moralità che in passato non hanno esitato a depredare le tombe più belle, asportando all’insaputa di tutti i pezzi più pregiati di alcuni monumenti funerari.

E Maccallini segnala proprio una di queste piccole opere d’arte (perché tali devono essere considerate), posizionata vicino all'ingresso principale: «Si tratta di una tomba ad edicola, realizzata dal noto architetto romano Gaetano  Koch, autore di innumerevoli progetti nella Roma umbertina, in rigoroso stile neo classico dalle dimensioni tali tanto da renderlo più evidente rispetto a tutti gli altri esistenti». L’architetto Maccallini evidenzia altre caratteristiche di tale tomba, che a suo dire ne fanno un piccolo capolavoro: «La costruzione consta di due elementi, integrati ad angolo retto, uno orizzontale interrato che costituisce il sepolcro vero e proprio, e l’altro verticale, destinato, in questo caso, alle indicazioni araldiche ed epigrafiche».

Per chi si intende di architettura, questi parametri non possono che suscitare ammirazione, ma anche di questa medaglia non poteva mancare il rovescio ed è una facciata che suscita indignazione perché «tutto intorno, le ombre mi rivelano la devastazione e l’abbandono del luogo sacro: il cimitero negletto. Tombe divelte, lapidi frantumate e sculture mutilate, testimoniano l’incuria, l’abbandono, la desolazione».

Si può fare qualcosa per salvare almeno il salvabile? (p.oli.)

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