Il vescovo per il saluto al partigiano Grossi

SULMONA. Sulmona dà l’addio a Ubaldo Grossi. Uno dei testimoni della Liberazione, membro della Brigata Maiella, è scomparso all’età di 98 anni dopo una vita dedicata al Paese e alla floricoltura....
SULMONA. Sulmona dà l’addio a Ubaldo Grossi. Uno dei testimoni della Liberazione, membro della Brigata Maiella, è scomparso all’età di 98 anni dopo una vita dedicata al Paese e alla floricoltura. Conosciuto da tutti come un uomo dall’animo gentile, è stato salutato ieri nella cattedrale di San Panfilo dai familiari, dagli amici, dai membri dell’associazione Brigata Maiella e dai pochi partigiani ancora in vita, che con Grossi hanno condiviso sogni e battaglie. A celebrare il rito funebre è stato il vescovo della diocesi di Sulmona-Valva, monsignor Michele Fusco e altri sacerdoti che avevano incrociato nella loro vita Grossi di cui avevano apprezzato il suo amore per la libertà e la democrazia.
Durante l’omelia monsignor Fusco ha sottolineato come «Cristo abbia affidato anche a questo fratello scomparso la luce della fede ed ora, terminato il suo cammino terreno, quella luce resta affidata agli altri, perché il suo esempio sia imitato» Grossi, come ha ricordato Raffaele Di Pietro, patriota e componente della Brigata Maiella, ha dato il suo importante contributo «per fare un’Italia nuova e un’Italia più moderna». Grossi seppe distinguersi per il suo fare onesto, disciplinato e coraggioso. Quando assunse il ruolo di carrista rimase anche coinvolto in un incidente che lo vide rovesciarsi con il proprio mezzo cingolato in una scarpata. Nel tempo poi divenne sergente maggiore e dopo la guerra proseguì la carriera militare nella brigata carristi della 228° Divisione Fanteria. Ieri al termine delle esequie non sono mancate polemiche per l’assenza di rappresentanti istituzionali. «Commovente il funerale del partigiano Ubaldo Grossi celebrato dal vescovo di Sulmona», ha commentato la presidente del circolo del Pd, Teresa Nannarone, «commovente vedere gli amici con il fazzoletto al collo su cui è impresso il Tricolore e la scritta Brigata Maiella. Alcuni sono stati a loro volta partigiani. Nessun rappresentante dell’attuale amministrazione, men che mai il gonfalone, come pure era logico attendersi per chi ha contribuito a scrivere nella storia dell’Italia la parola libertà. Ciao Ubaldo, forse non ti meritavamo». (e.b.)
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