Il virus si porta via marito e moglie in 10 giorni

Altre 2 vittime in case di riposo: una all’Aquila e una a Trasacco. L’Accademia medica: è una guerra
L’AQUILA. Il marito aveva perso la vita lo scorso 9 dicembre. La moglie ha cessato di vivere 12 giorni dopo. Il Covid si porta via un’altra coppia unita da una vita. Il 9 dicembre si era spento in ospedale Marcello Centofanti, di 80 anni, che ora riposa nel cimitero di Lucoli. Ieri la notizia della scomparsa dell’amata consorte: Gabriela Olivieri, che si è spenta in una casa di riposo in centro. Ieri il bollettino regionale ha annoverato Rosa Brunamonti, di 95 anni, di Capitignano, ma domiciliata a Montereale. Altra vittima a Bagno: Santina Scimia, di 94 anni, ospite di una casa di riposo a Trasacco.
Intanto, il presidente dell’Accademia medica della provincia dell’Aquila, Ettore Martini, ha diffuso una riflessione natalizia del neonato sodalizio.
«Il Natale è arrivato con le regole e gli obblighi dettati dall’ultimo Dpcm. Le polemiche sono già tante e questo non fa bene alla guerra che stiamo conducendo. Alla luce di numerosi episodi, purtroppo non sporadici e non costruttivi né in termini di educazione civica né in termini di conseguenze sanitarie, riteniamo utile e doveroso portare i cittadini a riflettere sulla reale situazione che stiamo vivendo. Per questo pensiamo che il Natale che si avvicina dovrà essere, non quello del colore attribuito alla regione, ma del rispetto verso noi stessi e i nostri cari, tutelandoli rispettando le regole e le prescrizioni. Assistiamo a un’evidente spaccatura della società civile, da una parte i negazionisti, tali nelle esternazioni o nel comportamento, che sono i “potenziali portatori sani”, dall’altra la parte più fragile della popolazione, gli anziani e i malati, che subiscono e subiranno le conseguenze di azioni da considerarsi, oltre che non consone a norme e regolamenti, anche prive di qualsiasi senso civico ed etico. Parlare di etica, soprattutto ai giovani, nel 2020, sembra anacronistico, e invece è il tema da discutere e condividere».
«Il vaccino, così come la riorganizzazione della sanità», scrive Martini, «sono una speranza, non una certezza, con tempi non certi. Le uniche certezze sono le centinaia di morti a cui assistiamo e il fatto che quei morti sono la conseguenza di comportamenti non adeguati. Se ne aggiunge un’altra di certezza, che se ciascuno di noi evitasse di attendere ordini dall’alto e avesse la coscienza di darsi regole proprie, quel numero enorme di morti sarebbe evitato o enormemente ridotto». I medici dell’Accademia parlano di «ospedali con percorsi sicuri» e invitano a superare il timore di curarsi.

