Il volo all'Aquila non basta: muore 25enne marchigiano

Colto da un malore improvviso e asintomatico, è stato elitrasportato in Abruzzo perché ad Ancona c'era nebbia. Una tragedia che riapre il problema dei soccorsi nelle zone appenniniche
L'AQUILA. È morto per una patologia cerebrale grave ma asintomatica fino al momento della morte. Ed è morto dopo un trasporto in elicottero all'Aquila, dove era stato portato perché l'elimabulanza dell’ospedale di Ancona era bloccata dalla nebbia. Due circostanze che rendono ancora più drammatica la morte di Roberto Mancini, 25 anni di Amandola in provincia di Fermo, avvenuta lo scorso 10 dicembre nel capoluogo abruzzese. Una tragedia che apre un'interrogativo: quello sulla necessità di garantire una tempestività di intervento nelle zone lontane dai grandi ospedali.
Non si può dire se l’intervento dei soccorsi da Ancona avrebbero potuto salvare la vita a Roberto. È invece certo che all’Aquila c’è uno dei migliori reparti di neurochirurgia in Italia. All’arrivo, le condizioni del 25enne studente universitario erano sembrate subito gravissime ai medici e gli stessi sanitari non avevano, fin da subito, concesso molte speranze. Una diagnosi che si è rilevata una sentenza per il ragazzo colpito dall'improvviso malore in casa.
A creare la polemica non è ne l'operato dei medici aquilani, ne il fatto che l'eliambulanza di Ancona non sia potuta intervenire. Il problema, che vale anche per molte zone dell'Abruzzo, è legato all'assenza di un soccorso d'emergenza nelle zone montante. L'elicottero deve sollevarisi da punti spesso lontani e resta il problema del maltempo. «Non è possibile avere un servizio che funziona solo di giorno e con il bel tempo. Le urgenze purtroppo capitano a qualsiasi ora della giornata e della notte», è stato il commento del sindaco di Amandola, piccolo comune con 3mila abitanti non distante da Fermo, Adolfo Marinangeli.

