«Illegittimo il sequestro dei beni Torlonia»

24 Novembre 2018

Eredità contesa, la famiglia chiarisce: «Voci false su Banca del Fucino e la collezione sarà valorizzata»

AVEZZANO. La famiglia Torlonia rompe il silenzio sull’eredità contesa: «Sequestro illegittimo». Ammontano a 2 miliardi di euro – tra ville e collezioni private – i beni di famiglia che il giudice ha bloccato a seguito della contesa tra i fratelli Carlo, Paola, Francesca e Giulio Torlonia, figli del principe Alessandro morto lo scorso anno. «Paola, Francesca e Giulio Torlonia, nonché Alessandro Poma Murialdo, superando la riservatezza cui è da sempre ispirata la vita della loro famiglia, si vedono costretti a una precisazione», riporta una nota diffusa dalla famiglia, «il recente provvedimento di sequestro giudiziario è stato assunto da un giudice monocratico in assenza di contraddittorio, è nostra intenzione chiederne la revoca, ritenendolo ingiusto sotto un profilo morale e illegittimo su un piano di diritto». E, ancora: «Non esiste alcun rischio di dispersione del patrimonio artistico della famiglia Torlonia e che le oltre 620 opere d’arte della collezione Torlonia sono tutte notificate e vincolate e pertanto non esportabili, neanche temporaneamente, senza la preventiva autorizzazione del ministero per i Beni e le attività culturali e del Turismo come previsto dal codice Urbani. La Fondazione è un’organizzazione senza scopro di lucro finalizzata allo studio, alla conservazione e al restauro dei beni culturali e ambientali della famiglia Torlonia, istituita dal principe Alessandro Torlonia nel 2013 e non nel 2017 come erroneamente riportato nelle accuse di Carlo Torlonia». La Fondazione, quindi, si occupa di rendere le opere fruibili dalla collettività e ha già provveduto a finanziare numerosi restauri per oltre un milione di euro. «Per espressa volontà del principe Alessandro Torlonia, è stato nominato amministratore della Fondazione il nipote Murialdo al quale sono state conferite in comodato e gestione le opere della collezione Torlonia», prosegue la famiglia, «che sono oggi solo per 1/6 di proprietà di Carlo mentre per i restanti 5/6 sono di proprietà degli altri eredi, e l’intero complesso di villa Torlonia già Albani, attribuita per testamento a Carlo per 1/4. La volontà del principe trova massima espressione nell’accordo siglato il 15 marzo 2016 con il Mibact per la valorizzazione della collezione tramite la realizzazione di una mostra che sarà inaugurata nell’autunno del 2019 ai musei Capitolini, prima tappa a cui dovranno seguire ulteriori esposizioni. Carlo è stato quasi sempre assente agli appuntamenti familiari, così come alla vita societaria delle società da lui partecipate e questo suo comportamento ha minato il rapporto con il proprio padre che dopo innumerevoli tentativi di incontro non ha potuto far altro che dispiacersene e tirarne le ovvie conseguenze». Paola, Francesca e Giulio Torlonia, insieme a Murialdo, precisano che «non è mai stata loro intenzione utilizzare nessuna delle opere d’arte in gestione alla Fondazione a garanzia del patrimonio di Banca del Fucino o per una sua ricapitalizzazione e le insinuazioni mosse al riguardo da Carlo Torlonia non sono vere». (e.b.)