Immacolata, stop ai 67 posti letto Covid

15 Dicembre 2020

Celano, medici indisponibili: non ci sono le condizioni. La Asl annuncia sanzioni. Per Marsilio «è una vergogna»

CELANO. La clinica L’Immacolata di Celano non è più un Covid hospital. Dopo il dietrofront di gran parte dei medici a coprire i turni h24, la casa di cura privata si è vista revocare la convenzione stipulata con la Asl per 67 posti letto da destinare a pazienti Covid non gravi.
Un inadempimento che arriva come una doccia gelata sulla Marsica e per cui la struttura sanitaria rischia di incorrere in una sanzione amministrativa. «Vista la circostanza che l’attuale disponibilità di medici risulta ridotta tre unità», scrive la Asl in una nota inviata ieri alla clinica, «appare evidente ed oggettiva l’assenza di garanzia degli standard organizzativi e di personale necessari ad assicurare legittimità ed appropriatezza delle prestazioni sanitarie, ospedaliere ed ambulatoriali. Si ricorda», precisa l’azienda sanitaria locale, «che è responsabilità dell’erogatore accreditato, nonché inderogabile obbligo di legge, garantire tutti gli standard posti a presidio del mantenimento della qualità delle prestazioni e di conseguenza dell’autorizzazione all’esercizio, nonché all’accreditamento. La situazione descritta riverbera i propri effetti sulla convenzione per la cura dei pazienti Covid, la quale, pur non ancora operativa, è da intendersi risolta per inadempimento della struttura. Ci si riserva», conclude la nota della Asl, «ogni valutazione in ordine al nocumento subito da questa Asl per effetto del grave inadempimento».
Nei giorni scorsi era stata la nuova dirigente sanitaria, Maria Mattucci, ad informare la Asl che solo tre degli otto medici in servizio avevano dato disponibilità a coprire i turni per garantire assistenza i malati Covid. Una vicenda che smorza lo scontro politico tra la maggioranza e l’opposizione celanese, ma, inevitabilmente, accende le polemiche sul piano regionale.
«L’atteggiamento assunto all’interno dell’Immacolata di Celano è una vergogna», tuona il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, «a un mese dall’ordinanza che prevedeva l’integrazione del pubblico con il privato per garantire adeguate cure ai pazienti colpiti dal Covid-19, non si è riusciti ad ospitare i malati a causa delle assenze che, a vario titolo, sono state registrate tra il personale medico. Un atteggiamento che chi sceglie questa professione non si può permettere di assumere nel rispetto di chi ha bisogno di cure», sottolinea Marsilio.
«Era inimmaginabile dopo le interlocuzioni avvenute con la proprietà che all’improvviso ci si trovasse in questa situazione a cause delle scelte messe in atto dai medici della clinica. La loro incapacità di garantire quelle cure ai pazienti nella struttura di Celano impone anche la verifica degli standard organizzativi e di personale per constatare l’esistenza o meno dei livelli qualitativi di assistenza, che devono essere gli stessi delle strutture pubbliche. Una garanzia necessaria per continuare a beneficiare dell’accreditamento anche in futuro. Se al termine della verifica verranno accertate le assenze dei livelli di assistenza agiremo di conseguenza», sottolinea ancora Marsilio. «Azienda sanitaria e Regione si erano impegnate fattivamente per realizzare, anticipandone i costi, tutti quegli interventi necessari per accogliere i malati garantendo la sicurezza degli operatori sanitari nella struttura di Celano. Un lavoro intenso che avrebbe dovuto dare risposte adeguate alla necessità di cure che hanno le persone colpite dal virus. Ma lo scorso 11 dicembre la clinica ha comunicato alla Asl l’impossibilità di garantire le turnazioni nonostante tutto il lavoro e il supporto che l’ azienda sanitaria e il referente regionale per le emergenze hanno garantito dal primo momento».
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