Imprese artigiane, stallo anche nel 2019 L’indagine della Cna
Del Re: «Solo una lieve crescita, la ricostruzione non incide» In centro storico rientrate soltanto dieci attività su circa 600
L’AQUILA. Il 2019, per le imprese artigianali della provincia dell’Aquila, si è chiuso con un minimo segnale positivo. L’indagine, elaborata dal Centro studi Cna, rileva, al 30 settembre dello scorso anno, una crescita dello 0,32 per cento, rispetto allo stesso periodo del 2018. A fare da traino è il settore delle costruzioni che, da solo, fa registrare un balzo in avanti del 14 per cento.
«Dati che non riflettono, tuttavia, la reale situazione del sistema artigianale locale», dichiara Agostino Del Re, direttore Cna della provincia dell’Aquila. «Il beneficio economico derivante dall’aumento delle ditte della ricostruzione, che operano sul territorio, non si riflette automaticamente sulle imprese artigiane e sull’indotto che, al contrario, scontano i ritardi nei pagamenti di subappaltatori e fornitori, oltre a una chiusura del sistema bancario nell’accesso al credito che produce una sistematica mancanza di liquidità».
Dal report della Cna le imprese artigiane operanti in provincia sono 6.583. A settembre scorso risultavano 83 iscrizioni a fronte di 62 cancellazioni, con un saldo positivo di 21 nuove imprese, pari a un +0,32 per cento.
Un trend fortemente stimolato dal settore edile, che traina la crescita con un +14 per cento rispetto all’anno precedente, e va in controtendenza con il dato regionale: in Abruzzo le imprese artigianali hanno avuto un decremento dell’1,55 per cento contro lo 0,4 per cento della media nazionale. «L’artigianato è un comparto in forte sofferenza», conferma Del Re, che evidenzia come «a una crescita delle costruzioni, legata alla ricostruzione post-sisma, non segue un beneficio per gli artigiani che operano sul territorio». Anche l’analisi relativa alla sola città dell’Aquila non offre numeri confortanti: prima del 6 aprile 2009, in centro storico il 50 per cento delle attività presenti, circa 600, era riferita a settori dell’artigianato (estetisti, parrucchieri, pasticceri, pasta all’uovo...). «Attualmente, a conti fatti, in centro sono rientrati poco più di dieci artigiani», evidenzia Del Re, che richiama le istituzioni locali «a una forte azione di sostegno a un comparto che rappresenta l’ossatura dell’economia locale».
Il tema scottante resta l’accesso al credito «che fa registrare importanti punti di caduta», sottolinea Del Re, «la liquidità e la disponibilità di cassa sono fondamentali per garantire la ricostruzione del tessuto economico-sociale in un territorio che arranca». Ma a mancare, secondo lil parere della Cna, «è anche un sistema di incentivi mirati, rivolti alle imprese, agevolazioni a fondo perduto e sostegni di natura comunitaria. Tranne il bando Fare centro negli ultimi anni, in provincia dell’Aquila, non sono state attuate misure di sostegno al mondo imprenditoriale, né è stata messa in campo una politica attrattiva per nuovi investimenti. La programmazione degli interventi è stata pari a zero, da parte degli enti e delle strutture preposte, con una ricaduta negativa, rispetto ad altre zone, sulle imprese artigiane, che continuano a tirare la cinghia».
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