Imprudente: «In guerra contro l’incubo cinghiali»

Il vicepresidente della Regione in visita tra i campi devastati nella zona di Raiano E l’Ambito di caccia Subequano offre aiuto per intensificare gli abbattimenti
RAIANO. Continuano a devastare coltivazioni e terreni, causano incidenti automobilistici anche gravi e sono una concreta minaccia alla biodiversità. I cinghiali da troppi anni rappresentano un’emergenza nella Valle Peligna. Il vicepresidente della Regione, Emanuele Imprudente, dopo una visita in alcuni terreni di Raiano e del resto della zona, ha esortato a mettere in atto tutte le iniziative che la normativa consente per porre fine all’eccessiva presenza degli ungulati.
«I cinghiali», afferma Emanuele Imprudente, «sono un problema comune a tutto il territorio nazionale e regionale. Contro di loro siamo in guerra e si devono mettere in campo tutte le azioni che la normativa consente per affrontare l’emergenza».
Parole che hanno trovato la sponda nel presidente dell’Ambito territoriale caccia Subequano, con sede a Raiano, Nunzio Merolli. «Abbiamo fatto una riunione con tutti gli altri cacciatori per offrire il nostro appoggio durante le attività di abbattimento selettivo appoggiando, con cani specializzati e cacciatori esperti, le attività della polizia provinciale», sostiene Merolli.
In particolare, l’appoggio dei cacciatori, per esempio, potrebbe portare, proprio con l’uso dei cani, a fare in modo che i cinghiali fermi all’interno dei campi di mais della Valle Peligna, vengano stanati e costretti a uscire per essere abbattuti. Intanto, dopo le recenti proteste dei residenti della frazione di Vallelarga di Pettorano sul Gizio, sono partiti gli abbattimenti dei cinghiali proprio nel territorio a ridosso del centro peligno. Sulla questione ungulati, inoltre, proteste si registrano nella zona della Valle Subequana, dove gli agricoltori più volte si sono lamentati dell’eccessiva presenza dei cinghiali che devastano campi e aggrediscono le coltivazioni. Motivi che hanno spinto il vicepresidente della regione a fare un appello affinché: «Si affronti tutti insieme e con il massimo dello sforzo il problema, ognuno per le proprie competenze: la Regione, gli Ambiti territoriali di caccia, la polizia provinciale, il sistema dei Parchi e delle riserve regionali, i cacciatori e gli ambientalisti».
Sullo sfondo resta il danno causato dal ripopolamento con razze di cinghiali provenienti dal centro Europa che negli anni Ottanta vennero inseriti nell’Abruzzo interno al fine di facilitare le battute da parte dei cacciatori. Un innesto poco naturale che da decenni continua a rappresentare un problema e una minaccia.
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